Il Bel Paese

Zungri – La Città di Pietra della Calabria

L’insediamento rupestre degli Sbariati è il biglietto da visita di Zungri. Esso costituisce uno dei luoghi più affascinanti e caratteristici della Calabria.

Ci troviamo in un piccolo comune della provincia vibonese. Siamo a pochi passi dalla blasonata Tropea e dalla famosa Costa degli Dei. In particolare, l’insediamento sorge al centro dell’altopiano del Monte Poro. Questa zona è la culla di molte prelibatezze della Calabria. Tra tutte, spiccano due prodotti di fama internazionale come la Nduja di Spilinga e la Cipolla Rossa di Tropea.

Un complesso sicuramente da tutelare e valorizzare che fa di Zungri la città di pietra della Calabria. Tappa obbligata, lontana dalle rotte turistiche che si sviluppano, prevalentemente, attraverso località balneari, seppure di straordinaria bellezza.

Il termine dialettale Sbariati può essere interpretabile come sbandati. Stava ad indicare, verosimilmente, un gruppo di sfollati che raggiunsero questi luoghi per sfuggire a violenze e persecuzioni subite nel paese di origine. Si tratta dei monaci basiliani.

Il sito di Zungri, per certi versi, mi richiama alla mente Matera e i suoi Sassi. Già nel nome porta la descrizione del luogo (roccia, tufo) come sta ad indicare il toponimo di derivazione greca.

Grotte di Zungri: cosa vedere

Il sito si sviluppa lungo un costone roccioso che si affaccia sul torrente Malopera.

Una comoda scalinata consente di compiere un viaggio a ritroso nel tempo. Infatti, le prime costruzioni che incontriamo lungo il percorso sono quelle di più recente realizzazione. Mano a mano che scendiamo ci addentriamo nella parte più antica dell’insediamento.

Il villaggio rupestre di Zungri è costituito da grotte scavate nella roccia e da strutture edificate. Alcune si sviluppano come unico ambiente. Altre, di più ampia metratura, sono realizzate su più livelli. Ciò è suggerito dalla presenza di fori nel muro dove si innestavano le travi che sorreggevano il solaio.

Alcune grotte di Zungri sembrano avere una funzione diversa da quella abitativa. Vi è una grotta dedicata alla produzione del vino che ospita un palmento (la prima che incontriamo lungo il percorso). Grotte destinate alla produzione della calce e altre ancora impiegate per il ricovero degli animali o per l’immagazzinamento delle granaglie.

Gli interni delle unità rupestri conservano una temperatura gradevolmente fresca che concede riparo alla povera Luna, stanca e ansimante per il troppo caldo. D’altro canto, il tufo è un buon isolante termico naturale.

Insediamento rupestre degli Sbariati
Luna, stanca e ansimante per il troppo caldo

Insediamento rupestre degli Sbariati: cosa vedere

Stupisce la maestria impiegata per sfruttare al meglio l’acqua piovana. Una fitta rete di canaline scavate ai lati della scalinata e delle pareti delle rocce convogliava l’acqua in apposite cisterne.

L’ultima grotta che visitiamo è quella più antica dell’insediamento di Zungri. Una grotta costruita su quattro livelli. All’interno sono presenti nicchie scavate nella roccia ed un graffito raffigurante un pesce.

Le unità rupestri sono state reimpiegate dalle popolazioni succedutesi nel tempo che ne hanno purtroppo modificato l’originaria fisionomia. Sono state realizzate come ricovero di attrezzi e animali dai contadini che lavoravano le terre vicine e anche come riparo dai bombardamenti durante il conflitto mondiale.

Ciò che vediamo è solo una parte del vecchio insediamento. Molte altre grotte giacciono ancora sotto la fitta vegetazione, in attesa di essere portate alla luce. Per info, visita il sito ufficiale (clicca qui).

Nato ad Aosta, cresciuto a Livorno, maturato a Roma, adottato dalla Calabria. Blogger per hobby, ho quattro grandi passioni: i viaggi, le motociclette, le immersioni subacquee e i cani di razza boxer. Spesso le combino tra loro come gli ingredienti di un piatto gourmet. Ho viaggiato attraverso cinque continenti Europa, Asia, Africa, America e Oceania cercando (senza riuscirci) di curare la sindrome di wanderlust.

8 Comments

  1. La Matera calabrese, si può dire, appena ho visto le foto mi è subito tornata in mente, solo che questa di Zungri ha l’aria ancora più antica e in un certo senso spietata, sarà per la giornata torrida che hai trovato (la foto di Luna parla da sola) che amplifica l’idea della faticaccia fatta per costruirla. A me questi insediamenti affascinano da morire e grazie a te ho scoperto un’altra perla in questa regione per me sconosciuta che è la Calabria.

    • Mi ha ricordato molto gli insediamenti rupestri di Matera. Anche se questi non sono stati adeguati per un soggiorno moderno e, per questo, ancora più interessati. Ciò che più affascina è che solo una piccola parte è stata portata alla luce. Il resto è coperto dalla vegetazione. Non si ha quindi la contezza dell’estensione dell’insediamento. Resta comunque una testimonianza molto importante. Come vedi, in Calabria non c’è solo il mare 😀

  2. Incredibile insediamento, e pensare che è solo una parte! Mi ricorda gli ambienti ipogei di Napoli, anch’essi scavati nel tufo e anch’essi tornati utili ai civili durante i bombardamenti. E le cose in comune non finiscono qui, posso solo immaginare la fatica degli scalpellini intenti a scavare sotto il sole cocente, o sotto la pioggia, mentre quelli partenopei senza luce e senza aria. Chissà quante storie, e chissà anche quanti briganti (dopo i monaci) hanno visto queste grotte!
    Piccola Lunetta bella! 🙂

    • Caratteristiche comuni agli ambienti di riparo che hanno da sempre attratto l’attenzione dell’uomo in funzione della diversa destinazione d’uso. Napoli sotterranea mi manca; ho visitato solo il Cimitero delle Fontanelle… sito strepitoso. Questi siti hanno qualcosa in comune anche con Santarcangelo di Romagna con le sue grotte misteriose. Sono le mura a custodire la verità; anni di storia che probabilmente non verrà mai svelata alimentando la nostra fantasia. Ha visto la mia piccola come era stanca 💔💔💔

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