Il Bel Paese

Trieste si racconta

Trieste è la città italiana che più di tutte porta nella sua architettura i segni visibili dell’influenza straniera. Passeggiando tra i sui edifici storici ho infatti l’impressione di visitare un centro austriaco o ungherese. D’altro canto, Trieste era la terza città dell’Impero Asburgico dopo Vienna e Budapest.

Prima di raggiungere il capoluogo del Friuli-Venezia Giulia ho tanto sperato di non imbattermi nella bora, il famoso vento che soffia con particolare intensità in questo territorio. E in realtà il mio desiderio è stato esaudito. Ma mai avrei pensato di trovare la pioggia per tutto il periodo della mia permanenza a Trieste.

Tranquillo, non ti sei imbattuto in un articolo su cosa fare a Trieste quando piove perché, in realtà, la pioggia non è un ostacolo per la visita; è comunque possibile conoscere i punti più belli della città di confine anche in noiosi giorni di pioggia.

Trieste sotto la pioggia

Il percorso che mi accingo a seguire mi introduce in una delle zone che giustamente viene ritenuta tra le più belle di Trieste. Mi riferisco al Canal Grande e ai suoi ponti che mi ricordano vagamente la mia Livorno. Dal Ponte Rosso posso ammirare uno scenario d’incredibile bellezza con lo sfondo dominato dalla Chiesa Parrocchiale Sant’Antonio Taumaturgo e dalle luccicanti bancarelle del Mercatino Natalizio. Non lontano da questo scenario, mi imbatto nella Sinagoga di Trieste considerata tra i maggiori edifici di culto ebraici in Europa.

La pioggia continua a scrosciare, ma a me non importa. Non può rovinarmi la bellezza di Piazza Unità d’Italia, il cuore della città di Trieste. Le luci colorate degli alberi di Natale che impreziosiscono il luogo si accendono e si spengono a intermittenza. Brillano ancora di più sotto le gocce d’acqua. Il Palazzo del Municipio, il Palazzo del Governo e gli altri edifici storici che si affacciano sulla piazza sono vestiti di un colore bianco candido che accentua l’eleganza dell’architettura.

A pochi passi da Piazza Unità d’Italia ammiro il Teatro Romano, la testimonianza più importante dell’Antica Roma visibile solo dall’esterno.

Raggiungo la sommità del Colle di San Giusto dove si trova un’altra meraviglia di Trieste: la Cattedrale di San Giusto Martire. L’esterno è semplice, ma l’interno è un’esplosione di mosaici dorati ravvivati dai fari che proiettano a tempo luci intense. Faccio appena in tempo a godermi gli unici raggi di sole che bucano le nubi cariche di pioggia infuocando i resti della Basilica Romana e il Castello di San Giusto che sorgano qui vicino.

La Risiera di San Sabba

Nel periferico rione di San Sabba c’è un particolare stabilimento impiegato in passato per la pilatura del riso, diventato poi luogo di terrore e disperazione. La Risiera di San Sabba venne impiegata dai nazisti per lo smistamento dei deportati in Germania e Polonia, ma anche per la detenzione e l’eliminazione degli ebrei e di tutti i nemici del Führer.

Entro nell’ex inferno e mi imbatto nella “cella della morte”, praticamente l’anticamera del forno crematorio. Oltre, si trova l’edificio con le piccole celle dove venivano ammassati i prigionieri più “fortunati” destinati ad una cremazione più lontana nel tempo. L’ultimo edificio ospitava i prigionieri designati alla deportazione nei campi di Auschwitz, Dachau e Mauthausen e al loro tragico destino. Il forno crematorio, distrutto dai tedeschi per coprire i crimini commessi prima della fuga, occupava una parte del cortile interno.

Il museo allestito all’interno raccoglie la più vivida testimonianza delle atrocità commesse a San Sabba dando la possibilità di ascoltare filmati d’epoca, leggere gli avvenimenti storici, osservare alcuni dei reperti ritrovati negli ambienti.

Mi è rimasto sinistramente impresso nella memoria un monticello sul pavimento formato da centinaia e centinaia di occhiali da vista. Innumerevoli paia di scarpe usate, di ogni foggia e colore, soprattutto da uomo, ma anche da donna, vi erano allineate. Gli indumenti di stoffa e di tela erano ben ripiegati e accatastati con ordine su tavoloni e scaffalature: giacche, brache, camicie, mutande

Imparare dagli orrori commessi è fondamentale. Dimenticarli non ci rende più sereni.

Trieste e la street art

Trieste è anche street art d’autore. In particolare, scovo tre cabine elettriche che prendono colore grazie alle interpretazioni della brava artista romana Alessandra Carloni più volte apprezzata a Roma, in modo particolare a Casal Bernocchi. Con il suo stile surreale capace di tradurre la realtà in un mondo fantastico.

Il legame tra i murales e gli edifici è evidente e allude ai grandi temi dell’energia e della tutela ambientale. E così l’opera della cabina a Opicina, dal titolo “Opicina’s dream“, si rifà al famoso tram della linea 2 che collega la parte di Trieste posta sul mare con il suo altopiano carsico. “Le umane energie” in Piazza Sansavino Mancando, invece, ripropone i temi classici dell’energia legati al sole, al vento e all’acqua.

Infine, la cabina di Viale Miramare (“Con l’anima in viaggio“) si ispira al tema della sostenibilità attraverso la realizzazione di un ciclista che pedalando si lascia alle spalle lo skyline di Trieste portandosi con sé quale souvenir il Castello di Miramare.

Cosa vedere nei dintorni di Trieste

Museo Storico e il Parco del Castello di Miramare

Il Castello di Miramare si eleva candido sul mare. Dista pochi chilometri da Trieste e lo raggiungo dopo aver percorso una litoranea che d’estate deve essere viva e gremita di bagnanti. Elegante e nobile dimora di Ferdinando Massimiliano d’Asburgo e consorte, la principessa Carlotta del Belgio.

Ricordo di aver ammirato per la prima volta questo castello da ragazzo in un francobollo da 150 lire della serie “Castelli d’Italia“.

Gli interni sono lussuosi e conservano gli arredi originari. L’immensa “Sala del trono” mi lascia esterrefatto e mi porta a fantasticare sul periodo d’oro che ha vissuto questo castello. Immagino la sala gremita di teste blasonate e capi militari provenienti da mezza Europa, radunati al cospetto dell’imperatore del Messico. Seduto pigramente sul suo trono rosso e dorato, se ne sta lì sorseggiando un calice di vino Terrano incurante degli ospiti.

Merita una menzione anche lo studio del padrone di casa che ricorda l’interno di una nave, da amante del mare quale era l’arciduca.

Il castello è circondato da un parco splendido e rigoglioso che scende verso il mare fino a raggiungere il porticciolo privato. Vasta è la varietà delle piante provenienti da varie zone del mondo e scelte personalmente da Massimiliano. Molte specie di piante furono raccolte e studiate in occasione della spedizione scientifica di circumnavigazione del globo organizzata su iniziativa dell’arciduca (1857-1859).

La passione per la natura dei consorti trova riscontro anche nella bella mostra di antichi libri dedicati alla botanica.

Nel Castello di Miramare abitò anche il Duca Amedeo d’Aosta che arredò le stanze dell’ultimo piano con arredi in stile razionalista che mi richiamano alla mente quelli dei nonni.

La Grotta Gigante

A pochi chilometri da Trieste scopro un’altra meraviglia: la Grotta Gigante. Il nome lascia già intuire la straordinarietà del luogo. All’interno si trova una sala dalle dimensioni impressionanti. La “Grande Caverna”, così si chiama l’enorme cavità, è alta oltre 100 metri, lunga più di 167 e larga 76. Ha ottenuto il GUINNESS WORLD RECORD per la grotta turistica con la sala naturale più grande del mondo.

Entro da un’apertura naturale trasformata in un comodo accesso turistico. Inizio a scendere i 500 scalini che mi condurranno nel punto più basso. Lo spettacolo è impressionante. Davanti agli occhi una enorme cavità impreziosita da stalattiti e stalagmiti createsi nel corso dei millenni con la pazienza delle gocce dell’acqua. Le pareti mostrano sfumature di colori che vanno gradualmente dissolvendosi tra loro; dal rosso al marrone, dal grigio al bianco. Ciò per la presenza di differenti minerali.

Al centro della Grotta Gigante sono stati installati dei particolari “pendoli”. Si tratta di strumenti di elevata sensibilità che rilevano i movimenti della crosta terrestre. Due fili in acciaio che registrano tutti i movimenti ascrivibili alle placche tettoniche, alle maree terrestri e marine, ai terremoti, ma anche a quelli dovuti alle piene del fiume sotterraneo Timavo.

Proseguo lungo il percorso che serpeggia tra le stalagmiti e noto la presenza di muschi. È il sistema di illuminazione che causa la proliferazione della vegetazione andando a modificare l’habitat della grotta. Ma al contempo crea un gioco di ombre e luci che generano scenari di rara bellezza.

Arriva il momento della risalita; altri 500 gradini mi attendono, quelli del Sentiero Carlo Finocchiaro. Con un po’ di fatica raggiungo il “belvedere” un vero balcone che offre uno spettacolare sguardo d’insieme sull’intera Grotta Gigante e mi consente di osservare quello che era il corso dei due fiumi sotterranei che hanno creato questa meraviglia.

Nato ad Aosta, cresciuto a Livorno, maturato a Roma, adottato dalla Calabria. Blogger per hobby, ho quattro grandi passioni: i viaggi, le motociclette, le immersioni subacquee e i cani di razza boxer. Spesso le combino tra loro come gli ingredienti di un piatto gourmet. Ho viaggiato attraverso cinque continenti Europa, Asia, Africa, America e Oceania cercando (senza riuscirci) di curare la sindrome di wanderlust.

9 Comments

  1. La pioggia non rovina la visita ma un po’ di sole non guasta. È tra le mie priorità per un prossimo viaggio

  2. Trieste ha rappresentato la ciliegina sulla torta del nostro on the road di 10 giorni in Friuli Venezia-Giulia! Una città che, a partire dalla maestosa Piazza Unità d’Italia, ci ha davvero lasciato a bocca aperta per via di quello che riesce a trasmettere!
    A malincuore non siamo riusciti a visitare la Grotta Gigante e la Risiera di San Sabba ma così abbiamo la scusa di tornare a visitare Trieste e gustare un ottimo caffè all’interno del Bar degli Specchi!

    • Due ottimi motivi per tornare. A me piacerebbe visitarla in estate; ho visto un lungomare dal potenziale alto. Credo che sia uno spettacolo passeggiarci. Grazie Ragazzi per la visita

  3. Piaciuto anche a me! E poco male per la pioggia, nulla ha tolto (se mai ha aggiunto) all’eleganza di questa città. Trieste era una di quelle città di cui conservo un itinerario già bello pronto in caso di Ryan-offertone 🙂 Poi è arrivata la pandemia e non ho più acquistato biglietti. È ora di rifarlo però, magari proprio partendo da qui! Ecco, la Risiera non l’avevo inserita (grave mancanza), ma il Faro della Vittoria sì 😉 Bellissime le altre foto!

    • Si, sono convinto che la pioggia non abbia affatto rovinato la visita. Magari con la bora sarebbe stata meno piacevole. Raggiungerla in aereo sarebbe molto più comodo per te; sembra vicina, ma in auto ci vogliono diverse ore. La Risiera è per me una tappa assolutamente da inserire. È il luogo italiano dove è più tangibile l’orrore perpetrato nei confronti dei prigionieri di guerra, almeno fra quelli che ho visitato. Grazie Dany, un caro saluto

Ti è piaciuto l'articolo? Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

error: Content is protected !!
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: