Il Bel Paese

Torre di Galati a Brancaleone: una meraviglia in Calabria

Un’antica torre fortificata avvolta nel giallo delle colline. Così si presenta ai miei occhi la Torre di Galati, raggiunta dopo un breve trekking che dal mare mi porta in cima al colle.

Mi trovo nell’estremo lembo della Calabria Jonica, nel comune di Brancaleone, in prossimità del promontorio di Capo Spartivento che prende il nome perché divide i venti che spesso prendono a schiaffi questo tratto di litorale. La sommità del promontorio è dominata da un faro dal fascino classico; con la sua luce accompagna le imbarcazioni che solcano questo tratto di mare.

Torre di Galati
Faro di Capo Spartivento

L’antica Torre di Galati

A percorrere il sentiero che serpeggia tra l’arido territorio sono solo. Io e la natura, nessuna figura umana a rompere l’incanto. Il percorso è gradevole, nonostante l’alta temperatura. Alcuni alberi di ulivo fanno da sfondo a immense praterie dorate dal sole.

La mulattiera mi porta ai resti di una chiesetta. Successivamente, più oltre, si palesa la Torre di Galati. Un edificio tozzo, parzialmente restaurato. Avvolti tra un groviglio di rovi di more, scorgo anche i resti di un antico frantoio.

Scendo la collina, lasciandomi alle spalle la Torre di Galati, e mi dirigo verso la vicina fiumara che è sovrastata dal bianco Faro di Capo Spartivento.

Un cucciolo di cane spunta da un cespuglio facendomi letteralmente saltare per lo spavento. Si ferma davanti ai miei piedi incredulo anche lui di trovare qualcuno con cui giocare. È splendido, il manto bianco e due occhi neri che esprimono sentimento e dolcezza. La voglia di rimanere a giocare è tanta, ma non voglio attirare l’attenzione della mamma posta a guardia del gregge di pecore che pascola vicino alla Torre di Galati.

Una camminata tra i calanchi bianchi

Torno sul mio cammino. Al di là di una collina, mi ritrovo nel paesaggio lunare delle marne bianche. Sono i calanchi, tipici delle terre grecaniche. Sotto quella luce splendono di mille riflessi e mi accecano gli occhi. Mi soffermo ad ammirarne le forme, i caratteristici solchi che si vengono a creare a causa dell’erosione. Poco più su, un tricolore sventola.

Concludo la giornata trascorsa alla Torre di Galati con un rigenerante tuffo nelle acque cristalline antistanti la spiaggia di Galati. Riesco a vedere anche piccoli pesciolini che sembrano rincorrersi. È un sacrificio lasciare questo posto idilliaco, tuttavia devo tornare alla realtà.

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Torre di Galati
Il paesaggio lunare dei Calanchi di Galati

Nato ad Aosta, cresciuto a Livorno, maturato a Roma, adottato dalla Calabria. Blogger per hobby, ho quattro grandi passioni: i viaggi, le motociclette, le immersioni subacquee e i cani di razza boxer. Spesso le combino tra loro come gli ingredienti di un piatto gourmet. Ho viaggiato attraverso cinque continenti Europa, Asia, Africa, America e Oceania cercando (senza riuscirci) di curare la sindrome di wanderlust.

5 Comments

  1. Davvero incredibili quei calanchi, quanto poco noto è questo straordinario territorio calabro! Un sacrificio sì… e anche smettere di giocare con quel cucciolo non dev’essere stato facile 😛 Mi piace l’immagine che hai dato dei venti che “prendono a schiaffi il litorale”, rende bene l’idea 😉

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