Girovagando per il mondo

Sydney – La porta d’ingresso per l’Australia

Sydney rappresenta per noi la porta d’ingresso per l’Australia, la città più grande ed antica di questo stato. Propulsore dell’economia nazionale e capitale del Paese per ogni aspetto, tranne che per quello formale.

Le formalità di ingresso in Australia sono molto rigide. Ciò in quanto l’ecosistema della terra dei canguri è unico al mondo e gli australiani non intendono rischiare di danneggiarlo. Per tale motivo, siamo sottoposti a rigidi controlli doganali che prendono avvio con la compilazione di una carta del passeggero.

Non è il solito documento da compilare prima di entrare in qualsiasi paese. Se non dichiari la presenza di un oggetto che non puoi portare in Australia e ti beccano, rischi una multa salata e, in base alla gravità del reato, anche la prigione.

Per renderti conto di cosa ti aspetta, sarà sufficiente guardare una puntata del programma televisivo “Airport Security“. Pertanto, non fare l’ingenuo e segui attentamente le regole. Insomma, se hai amici calabresi non portagli come ricordo della loro terra una nduja di Spilinga!

Ad attenderci all’aeroporto di Sydney ci sono gli amici di Lucia che presero un biglietto di solo andata moltissimi anni fa. Saranno loro a farci conoscere la Sydney autentica. Ma soprattutto, saranno loro a farci vivere un’esperienza unica ed incredibile: conoscere la storia dei migranti italiani in cerca di fortuna.

Cosa vedere a Sydney

Il Sydney Opera House, il teatro dell’opera, è il simbolo della città e dell’intera Australia. La costruzione architettonica, patrimonio mondiale UNESCO, si affaccia su Circular Quay, nella baia di Sydney. La forma e il colore del tetto mi fanno venire in mente le vele di un vecchio galeone gonfiate dal vento.

L’altro simbolo della città è certamente Harbour Bridge. Percorriamo a piedi il ponte di ferro per avere una visione completa sulla baia. Vedo anche alcuni intrepidi scalare il ponte; un’attività che non fa assolutamente per me.

The Rocks è il quartiere più antico di Sydney, primo insediamento europeo in Australia. Qui gli edifici sono più bassi rispetto al resto della città e richiamano l’architettura londinese d’epoca.

The Royal Botanic Garden è un parco enorme. Restiamo estasiati dalle diverse specie di piante e fiori che incontriamo lungo il nostro cammino. Provengono da tutto il mondo. I giardini sono invasi dai pappagalli bianchi, tipici dell’Australia. Sostano sui rami degli alberi o svolazzano liberamente sopra le nostre teste.

A Bondi Beach rimaniamo a bocca aperta. Una distesa enorme di sabbia, un mare blu con onde lunghe adatte al surf e una miriade di surfisti! Sfortunatamente, le condizioni meteorologiche non ci fanno apprezzare appieno lo spettacolo che il mare e le evoluzioni dei surfisti offrono ai nostri occhi.

Manly è un’altra zona di mare incredibile. La raggiungiamo con un traghetto da Circular Quay. La pioggia ci fa desistere dal percorrere la famosa Manly Scenic Walk, un percorso di dieci chilometri che offre splendide vedute sulla baia di Sydney. Decidiamo quindi di visitare la località e la vicina spiaggia dove numerosi serfisti si dilettano con le onde del mare, incuranti della pioggia.

La festa dell’emigrante

Una grande festa ci attende. Tutta la famiglia si raduna nella casa paterna. Le persone grandi parlano un misto di dialetto calabrese e inglese; i ragazzi solo inglese, anche se comprendono benissimo la lingua italiana.

È divertente ascoltare come alcuni termini in inglese vengano “calabresizzati”. Per esempio il verbo to book (prenotare) è tradotto in “bukkare”. E quindi la domanda «bukkasti?» ha l’intento di accertare se l’interlocutore abbia provveduto o meno a prenotare; nel nostro caso, un tavolo ad uno dei più affascinanti ristoranti di Sydney.

Ci divertiamo molto. Tra un bicchiere di vino ed uno di birra ascoltiamo i loro racconti. Cerchiamo di comprendere lo stato d’animo e le sensazioni che hanno provato loro dopo l’abbandono della Patria per recarsi in un paese senza conoscerne costumi e lingua.

I richiami alle tradizioni nostrane sono ancora forti soprattutto nella cucina. I sapori sono più genuini, più fedeli alla tradizione di una volta rispetto a quanto ho potuto constatare nella Calabria odierna. Sembrano che loro abbiano conservato le tradizioni senza modificarle nel tempo. Ciò mi rende ancora più felice di averli conosciuti.

Una citazione particolare va al vino che degustiamo. Un Syrah di loro produzione che mi scioglie l’animo e mi rende ancora più allegro. E poi i dolci preparati in abbondanza che costituiranno le nostre colazioni per i giorni a seguire.

Prima di lasciare Sydney ed i nuovi amici per proseguire il viaggio in Australia (destinazione Melbourne), esprimo il desiderio di tornare in questa città e di trascorrere qui le vacanze di Natale. Mi piacerebbe sentire cosa si prova fare un bagno a mare indossando rigorosamente il cappellino di Babbo Natale!

Nato ad Aosta, cresciuto a Livorno, maturato a Roma, adottato dalla Calabria. Blogger per hobby, ho quattro grandi passioni: i viaggi, le motociclette, le immersioni subacquee e i cani di razza boxer. Spesso le combino tra loro come gli ingredienti di un piatto gourmet. Ho viaggiato attraverso cinque continenti Europa, Asia, Africa, America e Oceania cercando (senza riuscirci) di curare la sindrome di wanderlust.

7 Comments

  1. Beautiful Sydney ! Thanks for sharing your experience with excellent photos! 👌👌

  2. Premetto dicendo che non sono mai stata in Australia, così come in tanti altri posti, dunque trovo molto affascinanti i suoi resoconti, che sono raccontati con entusiasmo e passione, tanto da coinvolgere il lettore. Mi è piaciuta moltissimo “La festa dell’emigrante”, dove è ancora evidente la relazione con la terra d’origine, anche per le nuove generazioni.

    • Non potevo ricevere complimento più bello ❤️‍ Coinvolgere il lettore e farlo appassionare agli argomenti che tratto è fondamenale per me. Ciò che ho vissuto durante “la festa dell’emigrante” è qualcosa di straordinario, difficilmente ripetibile. Un modo genuino di assaporare la vita locale. Le nuove generazioni sono fiere di mantenere vivo quel legame con l’Italia, un paese prima “raccontato” e poi visitato. Grazie per la visita

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