Il Bel Paese

Rocca Calascio il gioiello d’Abruzzo

Attratto da anni dal fortilizio di Rocca Calascio, sono finalmente riuscito a visitarlo. Il paesaggio è talmente bello, da lasciarmi incantato. E non sono l’unico a rimanere stregato da questa perla abruzzese, visto che il luogo è stato set cinematografico di pellicole di successo.

Il set cinematografico per eccellenza

Tra i film che restano nei miei ricordi e nella storia c’è sicuramente “Amici miei – Atto IIº”, film cult del 1982 diretto da Mario Monicelli che vede protagonisti cinque amici della Firenze goliardica. Un film al quale sono molto legato anche per l’attaccamento alla Toscana dove ho vissuto la mia adolescenza.

La scena della Via Crucis è girata proprio tra le rovine del borgo, sotto il castello di Rocca Calascio. Il Melandri, interpretato da Gastone Moschin, viene coinvolto dall’avvenente Noemi in una rievocazione storica della Passione di Cristo. Gli amici burloni lo attendono lungo il cammino della Croce accompagnandolo fino al luogo della crocifissione. Il cammino è reso doloroso dalle percosse e dalle torture inflitte che rendono l’agonia e la sofferenza del Melandri – Cristo più veritiera che mai.

Un altro classico che non posso dimenticare è “Il nome della Rosa” tratto dall’omonimo romanzo di Umberto Eco. A Rocca Calascio è girata la scena del viaggio con i muli che Guglielmo da Baskerville e Adso intraprendono per raggiungere l’abbazia. Un paesaggio desolato, freddo e innevato.

Ma ci sono altre pellicole che hanno visto nel centro abitato d’Abruzzo la location perfetta per le proprie scenografie quali “Ladyhawke”, “Padre Pio: tra cielo e terra”, “Il viaggio della sposa”.

Cosa vedere a Rocca Calascio

Parcheggio l’auto lungo la strada che conduce al borgo antico e intraprendo un sentiero per godermi appieno ogni scorcio.

Mi imbatto nella Cappella di San Francesco. Sopra l’architrave della porta di ingresso è ancora ben visibile l’originario affresco raffigurante il “poverello d’Assisi”. In passato, nei pressi del minuscolo edificio religioso, sorgevano un locale ricettivo per poveri e viandanti e un Monte di Pietà gestito da frati francescani con l’intento di combattere le condizioni economiche particolarmente sfavorevoli imposte dagli usurai.

Raggiungo l’antico borgo medievale di Calascio. Le abitazioni sono state in parte restaurate e convertite in strutture ricettive e piccole botteghe artigianali. Altre, portano ancora i segni dei terremoti succedutisi nel tempo che ne determinarono l’abbandono ed il trasferimento della popolazione più a valle.

Il sentiero mi porta davanti alla Chiesa di Santa Maria della Pietà. Pare che la popolazione l’abbia costruita in segno di ringraziamento alla Vergine per essere riuscita a sconfiggere una banda di briganti. Le dimensioni dell’edificio mi stupiscono.

Il simbolo d’Abruzzo

Sulla sommità del promontorio spicca il castello di Rocca Calascio, tra i più belli e affascinanti che abbia mai visto. La struttura è costituita da quattro torri cilindriche poste agli angoli e una torre centrale. L’accesso al maniero avviene tramite un ponte di legno.

La collina regala un panorama mozzafiato sul Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga in un contesto naturale di grande impatto. Un paesaggio fatto di praterie e rocce impervie di colore bianco, come le pietre impiegate per la costruzione del maniero.

Uno scenario da favola che ha sicuramente contribuito all’ingresso di Rocca Calascio nella speciale classifica del National Geographic che lo ha classificato tra i 15 castelli più belli del mondo. Un gioiello da custodire gelosamente di cui l’Abruzzo, e l’Italia intera, deve andare fiero e che deve assolutamente tutelare.

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Nato ad Aosta, cresciuto a Livorno, maturato a Roma, adottato dalla Calabria. Blogger per hobby, ho quattro grandi passioni: i viaggi, le motociclette, le immersioni subacquee e i cani di razza boxer. Spesso le combino tra loro come gli ingredienti di un piatto gourmet. Ho viaggiato attraverso cinque continenti Europa, Asia, Africa, America e Oceania cercando (senza riuscirci) di curare la sindrome di wanderlust.

3 Comments

  1. Ora che guardo i sentieri senza neve mi rendo conto di essere stata fortunatissima a non farmi veramente male (anche perché ci sono pure scivolata). Caspita, non ricordavo di Amici miei, sarà che nel mio immaginario la Rocca è legata solo alle vicende del Capitano Navarre 😉 Io me la sono goduta poco… quel giorno c’era Burian in arrivo. Bellissime le tue foto scattate in una giornata splendida, devo tornarci!

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