A prima vista, Precacore può sembrare uno dei tanti paesi fantasma presenti in Calabria accomunati da un infausto destino. Il destino di essere abbandonato a seguito di eventi calamitosi. In parte è così, ma c’è molto di più.

Mi trovo in provincia di Reggio Calabria, su un’altura che domina il vallone di Santa Caterina. Praticamente, sono nell’anticamera del Parco Nazionale dell’Aspromonte.

La storia di Precacore

La storia del piccolo gioiello dell’Aspromonte passa attraverso eventi realmente accaduti e leggende popolari.

Tutto inizia con la fondazione sul mare di una città ricca e prosperosa, l’antica Samo. La costruzione è ad opera dei greci fuggiti dalle tirannie del Re di Persia, provenienti dall’Isola di Samos.

Dopo la distruzione da parte dei saraceni, i cittadini superstiti riedificano la città verso l’interno. Ma le disavventure colpiscono anche il luogo prescelto per la costruzione. Infatti, nubifragi e terremoti flagellano l’abitato, poi raso al suolo dal terremoto del 1638.

Si narra che a seguito di questa devastazione una nobildonna, miracolosamente sopravvissuta, pronuncia le parole “Mi crepa il cuore”. Sotto le macerie perde il marito e i sette figli. I suoi occhi sono rossi di pianto, di orrore, di disperazione. In seguito a tale esclamazione, il nome del paese tramuta in Crepacore, poi modificato in Precacore.

Il paese è colpito da un destino avverso. Ancora un terremoto, quello del 1908, rade al suolo l’abitato. Il borgo, ricostruito poco distante, prende l’antico nome di Samo.

La visita del borgo antico di Precacore

Raggiungo facilmente Precacore attraversando prima un piccolo ponte tra le gole della Fiumara La Verde e, successivamente, percorrendo un ripido sentiero che serpeggia lungo le imponenti pareti rocciose.

I resti dell’antico borgo di Precacore, abbandonato come detto dopo i danni provocati dal terremoto del 1908, vivono una seconda vita. Ciò, grazie ad una strategia d’intervento sapientemente attuata.

La Chiesa Matrice di San Giovanni Battista e la Chiesa di San Sebastiano sono state ristrutturate. Così come altre abitazioni. Permangono ancora alcuni scheletri di antiche case che donano all’ambiente la dovuta genuinità.

L’interno delle due chiese conservano ancora tracce di affreschi. Più oltre, è presente un altare scavato nella roccia intitolato, anch’esso, a San Giovanni Battista.

La vista panoramica che ammiro dal borgo antico di Precacore mi riempie di entusiasmo.

Malerba, luminosa figura di combattente per la libertà

Passeggiando tra i vicoli di Samo (il paese nuovo posto a poca distanza da Precacore), mi imbatto in un murale che ritrae un’anziana persona con il tricolore sulle spalle. L’autore è lo street artist siciliano Andrea Sposari, in arte Spos.art. Un’artista che ho avuto modo di apprezzare nella vicina Sant’Agata del Bianco.

Incuriosito dalla figura rappresentata, chiedo informazioni ad un signore che mi osserva fotografare l’opera. Sembra che non aspettasse altro. Mi racconta la storia di Malerba, il partigiano di Samo.

Si chiamava (il combattente è scomparso il 30.1.2021) Pasquale Brancatisano. Arruolato nel Regio Esercito, partecipò all’occupazione italiana della Francia meridionale. E qui si trovava in occasione dell’armistizio di Cassibile dell’8 settembre del 1943. Nell’occasione, l’esercito italiano diventò un gruppo di uomini allo sbando per gli ordini confusi e contraddittori impartiti dall’alto.

Durante il viaggio di ritorno in Italia, nei pressi di Cuneo, Pasquale decise di unirsi alla Resistenza armata delle Brigate Garibaldi fornendo il proprio contributo fondamentale alla liberazione. Il nome di combattimento era Malerba, derivante dal nomignolo affibbiatogli da bambino.

Street art Calabria
Malerba di Andrea Sposari, in arte Spos.art
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Soffro di dipendenza da viaggio. Amo visitare Paesi lontani, ma anche luoghi del Vecchio Continente e dell’Italico Stivale. Sono appassionato di motociclismo, auto d’epoca, subacquea e affascinato dal mondo custom.

5 Comments

  1. Anche se sono solo ruderi hai unito l’urbex con la tua passione per i murales! E c’è anche un pizzico di storia militare, che bello! Tristissima invece l’origine del toponimo di Precacore, davvero una storia travagliata che attraversa i secoli. Ma l’insegnamento sta proprio in quello: è vero, lo ripeto, sono soltanto ruderi, ma sono ancora lì… di quanti altri manufatti magari più recenti si può dire la stessa cosa?
    È un privilegio poter ascoltare i locali, molti di loro non chiedono altro che poter dar voce ai luoghi in cui vivono. Ed è un bene, altrimenti certe memorie andrebbero perdute. Devo dire che grazie a te sto scoprendo che in Calabria è molto sentito l’impegno dedicato alla rinascita di questi borghi, cosa che non riscontro in Campania, dove pure i borghi abbandonati a causa dei terremoti non mancano (ricordo che tu ne hai visitato qualcuno). Non conoscevo Precacore, grazie per avercene parlato in modo così “accorato” 🙂

    • Un’escursione che abbraccia più interessi: natura, trekking, urbex, credenze popolari, street art, storia; non male per essere un piccolo paesino 🙂 Starei ore e ore ad ascoltare le storie raccontate dagli abitanti, per carpire gli aspetti più intimi della storia. Eventi che non sono riportati nei libri e che, col tempo, rischiano di andare perduti per sempre. Si, vero. In Calabria ne ho scoperti diversi di paesi fantasmi rispolverati per volontà di associazioni locali o semplici cittadini. Una gestione amatoriale che porta a risultati brillanti, come hai avuto modo di vedere. Grazie a te Orsa, le tue visite sono di gran valore

  2. Le storie di abbandono dei borghi mettono sempre tristezza ma per fortuna alcuni, come Precacore, riescono a vivere una seconda vita. Certo che il borgo ha avuto davvero una vita travagliata!
    Penso sempre che, quando viaggiamo, interagire con le persone del luogo aiuta a conoscerne meglio la storia. E tu hai potuto farlo a Samo conoscendo la storia di Malerba

    • Una storia comune ad altri borghi calabresi; grazie all’impegno di enti locali e cittadini questi paesi non vengono dimenticati e rivivono una seconda vita. Ascoltare i racconti di chi vive in un luogo mi affascina e mi aiuta a conoscere vicende storiche che, verosimilmente, non avrei mai potuto apprezzare

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