Monumentale, attraente e misteriosa si rivela al passante Pietra Cappa, uno dei simboli del Parco Nazionale dell’Aspromonte e dell’intera Calabria. Ma non solo. Infatti, con la sua altezza di oltre cento metri ed una superficie sommitale di circa settanta metri, rappresenta il “butte” (rilievo con pareti ripide e sommità piana) più grande d’Europa.

Pietra Cappa si fa notare da lontano con la sua forma a cupola. Siamo praticamente difronte ad un Uluru di Calabria.

Spicca imponente tra la vegetazione verde della Valle delle Grandi Pietre così chiamata proprio per la presenza di numerose formazioni rocciose. Alcune di esse assumo forme particolari grazie all’erosione dell’acqua e del vento avvenuta nel corso del tempo. Mi riferisco in modo particolare alle Rocce di San Pietro, a Pietra Castello e a Pietra Lunga.

Il suo nome “Cappa” sembra derivare dal termine “coppa rovesciata”, facendo riferimento alla cavità interna.

Diverse sono le leggende nate attorno a questo luogo. Alcune vedono protagonista Gesù, altre sono legate al mito dei Cavalieri Templari e a storie fantasiose sul Santo Graal.

Peraltro, Pietra Cappa è balzata alle cronache nella scorsa estate grazie ad un messaggio vocale indirizzato a “‘Ntonella” diventato virale sui social. Questa località veniva individuata quale meta sicura per fuggire alla pandemia di COVID-19.

Alla scoperta di Pietra Cappa

Raggiungiamo la meraviglia calabrese da Natile Vecchio, percorrendo una stradina sterrata, impegnativa in alcuni tratti per una semplice berlina a due ruote motrici.

Per tutto il tragitto veniamo “scortati” da un simpatico personaggio che ci tiene ad illustrare il territorio e ad indicarci la giusta direzione. L’accoglienza si fa più calorosa quando Lucia e mia cognata si rivolgono all’improvvisata guida in dialetto locale, dimostrando l’appartenenza al territorio.

Parcheggiamo l’auto e imbocchiamo il sentiero che ci condurrà alla meta. Ci ritroviamo su un percorso ad anello ben tenuto che ci consente di osservare Pietra Cappa da diverse angolazioni. Seguiamo i segnavia, sempre immersi nel bosco, al riparo dai caldi raggi solari.

Poco più avanti si intravede Pietra Castello

Raggiungiamo la base di Pietra Cappa. Accarezzo le sue imponenti pareti verticali come si accarezzano le persone e gli animali (Luna è rimasta a casa per il caldo torrido che le avrebbe causato sicuro malessere). Osservo le cavità delle pareti con la speranza di avvistare un nido di falco pellegrino.

Parimenti fascinosa si rivela la natura che circonda questo meraviglioso macigno. Una natura rigogliosa fatta di querce e castagni millenari, cespugli di menta ed origano, vedute mozzafiato e animali al pascolo, valori paesaggistici del Parco Nazionale dell’Aspromonte.

Procediamo lentamente lungo un passaggio stretto tra due muraglie di rocce per poi completare il sentiero. Ma la nostra escursione non è ancora finita. 

Rocce di San Pietro e Pietra Tonda

Allontanandoci da Pietra Cappa, raggiungiamo le Rocce di San Pietro e Pietra Tonda, sede di insediamenti rupestri costruiti verosimilmente tra il IX e il XII secolo da monaci basiliani.

Sul punto, giova ricordare che la Valle della Grandi Pietre è stata, e lo è tuttora, territorio dell’anima. In passato, fu scelta da monaci basiliani che di questi luoghi ne fecero le loro dimore di esilio e meditazione. Sono infatti visibili gli asceteri scavati nella roccia adibiti sia ad abitazione che a luoghi di culto.

Inoltre, questo sito si trova a poca distanza dal luogo di culto più famoso della Calabria: il Santuario della Madonna di Polsi, la Madonna della Montagna.

Le Rocce di San Pietro hanno la conformazione di un largo cono modellatosi nel tempo per effetto dell’azione erosiva delle piogge e del vento. Come detto, anche l’uomo ha contribuito a modellare la roccia. Sulla sommità rinveniamo infatti tre grotte. La Grotta principale a due piani e due Grotte minori di dimensioni più ridotte.

Apprezziamo ancora una volta della bellezza del luogo che ci circonda. Difronte a noi c’è la Grande Pietra (Pietra Cappa) con le sue pareti grigie che spicca tra il verde lussureggiante dei boschi circostanti. All’orizzonte ammiro la vallata sottostante che raggiunge la riga blu del Mar Jonio.

Fausto Luciano Pellino
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Soffro di dipendenza da viaggio. Amo visitare Paesi lontani, ma anche luoghi del Vecchio Continente e dell’Italico Stivale. Sono appassionato di motociclismo, auto d’epoca, subacquea e affascinato dal mondo custom.

6 Comments

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    Mi piace come l’hai definita, una sorta di Uluru in salsa calabrese (alla ‘nduja praticamente) 😛
    È un luogo unico e incredibile, e ancora più incredibile è il fatto che lo si conosca così poco e che deve un lampo di notorietà solo grazie a un audio condiviso per farsi quattro risate “cu’ i genti” 😀 La Valle delle grandi pietre suona come un nome assai evocativo e infatti le leggende non mancano. L’hai trovato poi il nido di pellegrino?
    Mi sembra di sentirlo il profumo dell’origano!

    • Fausto Luciano Pellino

      E’ l’associazione che mi è venuta naturale quando l’ho vista per la prima volta. La forma, le pareti liscie, l’effetto dell’erosione e l’imponenza. Non il colore però. Questa ed altre meraviglie nasconde l’area Jonica della Calabria, un territorio inesplorato dal turismo di massa e, anche per questo, affascinante. Devo ammettere che Ntonella ha reclamizzato molto questa destinazione; ora sappiamo che l’Italia detiene un altro primato. Macchè niente nidi, mi è venuto il torcicollo per guardare in altro ed è mancato poco che prendessi una brutta caduta 😀

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