Il Bel Paese

Papasidero e la Grotta del Romito

Nascosto tra le maestose cime del Parco Nazionale del Pollino, nel pittoresco comune di Papasidero nella provincia di Cosenza, si nasconde un segreto antico, uno dei gioielli più preziosi della preistoria italiana: il Riparo e la Grotta del Romito.

È un luogo protetto e appartato, situato all’interno di uno stretto canyon che si snoda tra i monti. Qui, la natura ha sapientemente forgiato un rifugio, fornendo protezione e riparo all’uomo del Paleolitico intorno a 24 mila anni fa.

L’attuale Fiume Lao scorreva già a quei tempi. Esso non era solo una fonte di acqua e risorse alimentari, ma anche una via di comunicazione.

Il sito prende il suo nome dalla frequentazione della grotta, molto probabilmente in epoca medievale, da parte di uno o più eremiti che lo utilizzavano come romitorio.

Grotta del Romito
Scheletri nella Grotta del Romito

Riparo del Romito

Mentre mi avventuro su un breve sentiero che si snoda attraverso l’incantevole bosco, mi immagino gli antichi abitanti di questa terra che si muovevano con destrezza attraverso la fitta vegetazione, sfruttando le risorse che la natura aveva loro gentilmente concesso. Ma la fantastica visione della mente si dissolve in un attimo, quando mi ritrovo di fronte al sito paleolitico.

Oggi, la Grotta e il Riparo del Romito di Papasidero appaiono come due ambienti distinti e suggestivi.

Il Riparo è uno spazioso ambiente aperto, protetto da una imponente parete rocciosa. Qui, si trova l’elemento più straordinario del sito di Papasidero: la figura del Bos Primigenius”. Scavata nella pietra, rinvengo nitida l’immagine di un Uro, l’antenato selvatico dei bovini domestici. Un animale vitale per il sostentamento delle genti dell’epoca, ambita preda dei cacciatori dell’antichità.

Le incisioni sono sorprendenti per la loro perfezione, come lo dimostrano le pieghe cutanee del collo dell’animale riprodotte con straordinaria precisione. L’opera paleolitica rispetta le forme naturali e le proporzioni di quello che era un animale tanto importante per la sopravvivenza delle comunità antiche. Gli studiosi suppongono che tale opera sia stata realizzata 14-12 mila anni fa.

Sull’altra estremità opposta del Riparo del Romito, un altro masso ospita una serie di misteriosi segni lineari, i Grafemi, il cui significato ancora sfugge agli studiosi. Un enigma da decifrare, che ci parla forse di antiche espressioni artistiche e comunicative.

Tra queste testimonianze di un lontano passato, sono state rinvenute due sepolture, ciascuna con due individui. In una di esse, giacevano una donna e una persona affetta da una grave patologia (nanismo), suggerendo, verosimilmente, come già allora si desse importanza ad aiutare coloro che avevano difficoltà fisiche.

Grotta del Romito
Grotta del Romito

Grotta del Romito di Papasidero

Adiacente al Riparo, si apre la Grotta del Romito di Papasidero, un luogo stupefacente adornato da splendide stalattiti e stalagmiti, testimonianze di un processo millenario di formazione. Sculture naturali forgiate con pazienza dall’acqua, goccia dopo goccia. Capolavori unici nel loro genere.

Qui, sono state scoperte sepolture singole, disposte una accanto all’altra, testimoni dell’eterna connessione tra l’uomo e la terra, tra la vita e la morte. La Grotta e il Riparo del Romito di Papasidero sono un tesoro inestimabile, un tassello fondamentale nel puzzle della storia umana della Calabria e del nostro Paese.

Papasidero
Santuario della Madonna di Constantinopoli

Il Santuario della Madonna di Constantinopoli a Papasidero

Dopo aver completato la visita della Grotta del Romito, mi dirigo verso Papasidero, dove mi attende un altro capolavoro: il Santuario della Madonna di Costantinopoli.

Attraverso a piedi il pittoresco borgo, prendendomi del tempo per soffermarmi a conversare con alcuni degli abitanti del luogo. Essi mi accolgono con calore, felici di scambiare qualche parola con un forestiero.

Il Santuario si erge imponente sotto una grande rupe che si protende sulle acque del Fiume Lao. Come se volesse emergere dalla montagna stessa, la sua maestosità cattura il mio sguardo.

Il cammino per raggiungerlo è breve e poco impegnativo. Un sentiero, tracciato con cura, mi consente di raggiungere questa straordinaria opera architettonica realizzata nel cuore della natura.

Un ponte imponente, funge da connessione tra le due sponde del fiume, offrendo un passaggio sicuro e affascinante verso il Santuario della Madonna di Costantinopoli di Papasidero. Sotto l’arcata del ponte sono ancora ben visibili i resti dell’antico passaggio medievale. Il fiume scorre placido sotto di me, accompagnando la mia visita con il suo canto ubriacante che risuona nell’ambiente.

Mi siedo, lasciando che l’energia del luogo mi invada, e sento quel legame con chi mi ha preceduto in questo luogo sacro. Sono veramente tanti, anche perché Santa Maria di Costantinopoli è la patrona di Papasidero e il Santuario è meta costante di pellegrinaggio per i devoti calabresi.

Nato ad Aosta, cresciuto a Livorno, maturato a Roma, adottato dalla Calabria. Blogger per hobby, ho quattro grandi passioni: i viaggi, le motociclette, le immersioni subacquee e i cani di razza boxer. Spesso le combino tra loro come gli ingredienti di un piatto gourmet. Ho viaggiato attraverso cinque continenti Europa, Asia, Africa, America e Oceania cercando (senza riuscirci) di curare la sindrome di wanderlust.

Ti è piaciuto l'articolo? Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

error: Content is protected !!

Scopri di più da Viaggiatore non per caso | Blog di viaggi e non solo

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continue reading