In occasione della mia visita alla città partenopea non potevo lasciarmi sfuggire l’occasione di conoscere Napoli e la street art. Si, perché essere appassionato di street art significa ricercarla ovunque. 

Ogni città, ogni borgo, ogni parete può celare una straordinaria opera d’arte. Oramai non esiste destinazione che si possa sottrarre al desiderio personale di conoscere i murales ospitati. 

È così che prende avvio un tour alternativo, un percorso alla ricerca di forme di esperienza uniche più incentrate alla scoperta “intima” del territorio.

Il mio speciale percorso “Napoli e la street art” parte dal centro storico e prosegue per alcuni quartieri periferici di straordinario interesse artistico.

Napoli e la street art del centro storico

“San Gennaro” di Jorit

L’opera più famosa è senza dubbio il volto di San Gennaro dipinto su un palazzo ai margini del quartiere Forcella. 

La mano è quella di Jorit Ciro Cerullo, conosciuto come Jorit Agoch, talentuoso street artist di madre olandese e padre napoletano. Forse i più lo ricorderanno per l’arresto subito in seguito alla realizzazione del ritratto di Ahed Tamimi – adolescente palestinese finita in carcere per aver schiaffeggiato un soldato israeliano – sul muro che separa Israele dalla Cisgiordania.

Nel realizzare il viso di San Gennaro pare che Jorit si sia ispirato ad un suo amico. Personalmente, vedo molta somiglianza con il giovane Nino Manfredi. Il murale è talmente bello che sembra essere vivo, sorridere e respirare.

Jorit Agoch Napoli tour murales
San Gennaro di Jorit Agoch

“Mission Possible” di Roxy in the Box 

Piazza Cardinale Sisto Riario Sforza è un’altra tappa fondamentale del percorso “Napoli e la street art“. Nei pressi dell’Obelisco di San Giovanni si trova l’opera di Roxy in the Box (al secolo Rosaria Roxy Bosso) dal titolo “Mission Possible”. Due i protagonisti: San Gennaro e Caravaggio, personaggi importanti per il capoluogo campano. L’artista li ha ritratti ciascuno con un giornale in mano: “Il Sole 24 Ore” per il martire cristiano e “The New York Times” per il pittore. 

Sulla prima pagina del quotidiano italiano spicca il celebre titolo “FATE PRESTO”. Il richiamo è sicuramente alla prima pagina de “Il Mattino” del 26 novembre 1980 uscito a seguito del devastante terremoto che sconvolse l’Irpinia. Questo titolo è diventato poi un simbolo della pop art con Andy Warhol. E ancora: Caravaggio ha sotto un piede un pallone Super Santos, il mitico pallone da calcio della Mondo usato da generazioni di bambini, me compreso.

Roxy in the Box
Mission Possible di Roxy in the Box

“Madonna con la pistola” di Banksy

Altra fermata dello speciale tour “Napoli e la street art” non può che essere davanti alla “Madonna con la pistola” di Banksy, in Piazza dei Girolamini.

L’artista senza volto ritrae la Vergine con in capo una pistola al posto dell’aureola, una sorta di parallelismo tra il bene e il male.

L’arte sa nuotare” di Blub

E poi c’è il solito Blub con diverse opere che appartengono al ciclo “L’arte sa nuotare”; tra queste anche il mitico Totò. Solito perché opere di questo artista ne ho rinvenute in molte città sinora visitate come Firenze, Livorno, Arezzo e Foggia.

Le sue stampe ritraggono persone famose, icone storiche e supereroi dei fumetti che indossano una maschera subacquea. La maschera subacquea simboleggia la forza che fa superare le avversità della vita propio attraverso l’arte.

Exit Enter

Ritrovo anche la street art di Exit Enter, ma questa volta non ci sono davanti a me i soliti omini stilizzati che l’artista ama ritrarre con cuoricini o palloncini rossi.

A catturare la mia attenzione è una nuova tecnica di realizzazione mai osservata prima in Enter, tant’è che ho difficoltà a capirne l’autore.

Si tratta in particolare di due opere. La prima, ritrae pulcinella nell’intento di tirare una pizza; l’altra “La Madonna del deserto” rinvenuta nei Quartieri Spagnoli.

Credo di essermi imbattuto nella poster art, o past up, una tecnica della street art che vede l’impiego di carta per la realizzazione dell’opera che viene poi applicata sui muri tramite colle ecologiche.

Questa tecnica consente all’artista di realizzare l’opera in studio con la necessaria calma e di applicarla in strada velocemente riducendo il rischio di essere scovato dalle forze dell’ordine.

Napoli e la street art del Rione Materdei

In uno dei più antichi quartieri di Napoli, il Rione Materdei, un gigantesco murale impreziosisce le mura esterne dell’ex Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Sant’Eframo.  Si tratta di un’opera di Blu che ritrae alcuni pazzi criminali nella propria sofferenza e follia. Il primo ha in una mano le catene spezzate mentre con l’altra tenta di strapparsi di dosso la divisa da carcerato a strisce bianche e nere; un secondo tenta di liberarsi da una camicia di forza; alle spalle dei pazzi c’è una guardia dal sadico aspetto.

Ma al vecchio manicomio criminale, rinominato “ex Opg Je So Pazzo!”, si incontra anche il murale realizzato da Ericailcane nel quale sono raffigurati degli animali umanizzati che sembrano appartenere al mondo delle fiabe.

Blu Napoli tour murales
Blu all’Ex OPG

Napoli e la street art di San Giovanni a Teduccio

l mio speciale percorso “Napoli e la street art” mi porta nella periferia orientale della città partenopea e, precisamente, nel quartiere di San Giovanni a Teduccio.

La definirei la patria di Jorit Agoch perché in questo quartiere l’artista ha donato opere di straordinaria bellezza come “Patria o Muerte” omaggio a Che Guevara, “Esseri umani” dedicato allo scugnizzo Niccolò e “Dios umano“ omaggio al grande Diego Armando Maradona. Ed altri murales sono in arrivo.

Tutte le opere sono di grandi dimensioni e occupano l’intera facciata ceca di un agglomerato di case popolari che formano il cosiddetto Bronx di San Giovanni a Teduccio

Altro aspetto che hanno in comune le opere sono le strisce rosse presenti sui volti dei personaggi ritratti che mi richiamano alla mente i segni degli antichi guerrieri. In realtà, queste strisce rosse rievocano le cicatrici ornamentali utilizzate dalle popolazioni indigene africane per identificare l’appartenenza ad una determinata tribù (la c.d. scarificazione).

A colpirmi sono infine le espressioni dei volti e la profondità dei loro sguardi.

Jorit Agoch
Patria o Muerte di Jorit Agoch a San Giovanni a Teduccio

Napoli e la street art del Quartiere Ponticelli

Lo speciale viaggio “Napoli e la street art” si conclude nel Quartiere Ponticelli e, in particolare, nel Parco Merola, un distretto di case popolari. 

Rappresenta la classica ciliegina sulla torta perché ad attendermi ci sono ben otto murales di grandi dimensioni.

Passeggiare intorno al complesso residenziale è un po’ come visitare una galleria d’arte a cielo aperto. Il filo conduttore del progetto sono i bambini visti nella loro diversità, nel gioco, nello studio.

Ritrovo così Jorit con il volto di una ragazzina rom (“Ael. Tutt’egual song’e criature“) e conosco altri artisti come:

  • Zed1 che riproduce un pulcinella abbarbicato ad un joypad (“‘A pazziella ‘n man’ ‘e criature”);
  • Giulio Rosk Gebbia e Mirko Loste Cavallotto che dipingono due bambini che giocano al calcio (“Chi è voluto bene, nin s’o scorda”);
  • Mattia Campo Dall’Orto che realizza un’opera dedicata alla lettura (“Lo trattenemiento de’ peccerille”);
  • Daniele Hope Nitti con un’opera che rappresenta il valore della solidarietà (“Je sto vicino a te”);
  • La Fille Bertha con un omaggio alla maternità (“‘A mamm’ ‘e tutt’ ‘e mamm’”);
  • Luca ZEUS40 Caputo che tocca il tema della famiglia (“Cura ‘e paure”);
  • Fabio Petani con un’opera dedicata al valore del territorio (“‘O sciore cchiù felice”).
Author

Soffro di dipendenza da viaggio. Amo visitare Paesi lontani ma anche luoghi del Vecchio Continente e dell’Italico Stivale. Sono appassionato di motociclismo, auto d’epoca, subacquea e affascinato dal mondo custom.

8 Comments

  1. Conosco quasi tutti i murales che hai riportato e devo rivelarti che a me Jorit non piace per nulla: è ripetitivo, uguale a se stesso e tutto sommato banale. Ora si è inventato il murales per il prof. Ascierto!

    Il mio preferito è “Mission Possible” di Roxy in the Box, anche se non conoscevo né il titolo e tantomeno sapevo che fosse stato realizzato da una donna.
    Sempre originale e documentato!

    • Grazie Narrabondo 🙏 tralasciando i significati che celano i murales, il risultato può essere apprezzato o meno e fai bene ad esprimere il tuo sentimento per Jorit. La sua tecnica la considero la personale firma e credo che per un po’ sia normale che segua questo filone. Magari tra qualche anno cambierà genere; un po’ come è accaduto ad altri artisti. Proprio in questo giro non ho riconosciuto la mano di uno street artist che seguo da tempo, proprio perché ha cambiato tecnica e stile

  2. Il mio autore preferito è sicuramente Jorit Agoch, l’espressività dei suoi dipinti è davvero intensa. In modo diverso mi ha colpito il grande murales all’ex ospedale psichiatrico, mi fa venire i brividi!

    • La mano di Jorit mi ha sbalordito; considera anche la grandezza delle opere che coprono le facciate di interi palazzi. Il murale di Blub colpisce nel suo significato inquietante

  3. Mi sono ripromessa di tornare presto a Napoli e di farmi un giro tra i murale della città, proprio come hai fatto tu. Ma quanto è straordinario lo sguardo di San Gennaro? Che meraviglia la street art, non mi annoia mai e ha sempre una storia da raccontare ?

    • Queste sono solo le opere che sono riuscito a scovare; ce ne sono altre alcune fresche, fresche sempre di Jorit. Quando deciderai pianifica la visita cercando gli indirizzi dei murales; così andrai a colpo sicuro ?

  4. Non sapevo di queste opere di street art a Napoli. A me piace tantissimo scoprire nuovi murales, tant’è che spesso li vado a cercare nelle destinazioni che visito.
    Totò con la mascherina è spettacolare! 😀

    • Per me è uguale. Ogni luogo che visito, in Italia o all’estero, cerco sempre di individuare le opere ricercando la loro posizione su internet. Blub, l’autore di Totò, ha realizzato molti personaggi incredibili sempre dotati di maschera; delle realizzazioni che adoro ?

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