Una fabbrica dismessa, e più precisamente un ex salumificio della Fiorucci, è diventata un museo abitato. Già, è proprio così. Si tratta del MAAM Museo dell’Altro e dell’Altrove di Metropoliz che sorge nella periferia est di Roma.

L’edificio di Via Prenestina n. 913, occupato dal 2009, è abitato da persone provenienti da tutto il mondo. Le parti comuni del grande stabile sono diventate tele da colorare. Le splendide opere di street art sono ovunque, realizzate anche da nomi di spicco dell’arte di strada.

MAAM Alice Pasquini
Alice Pasquini

Storia del Museo dell’Altro e dell’Altrove

Tutto ebbe inizio nel 2009 quando l’ex salumificio venne occupato da diverse famiglie in cerca di dimora. L’occupazione venne eseguita anche come atto dimostrativo contro un’azienda attiva nel settore delle costruzioni.

Poi, nel 2012, arriva il primo progetto artistico che vede la realizzazione di un docufilm. Da qui arrivano le prime opere di street art che si susseguono nel tempo. Nasce così il primo museo abitato del globo terrestre.

Anche gli abitanti sono coinvolti nella realizzazione di alcune opere della Città Meticcia. Così viene chiamata da coloro che vivono nell’ex salumificio per le diverse etnie presenti.

Ma il MAAM di Roma è anche la testimonianza tangibile del fallimento delle istituzioni. Una delle tante storie italiane dove diritti fondamentali, quali quelli all’accoglienza e alla vita dignitosa, ma anche alla proprietà privata, vengono calpestati.

Il futuro del MAAM è incerto. Lo sgombero forzato dell’area rischia di mandare in fumo un progetto tanto desiderato, un progetto che valorizza la diversità e l’arte.

L’inerzia delle istituzioni ha reso ora difficile l’adozione di una decisione saggia: procedere con lo sgombero restituendo il diritto alla proprietà o salvaguardare l’esistenza del MAAM Museo dell’Altro e dell’Altrove aiutando gli abitanti e l’arte?

In un mondo fantastico, mi piacerebbe che il complesso fosse acquisito dal Comune e poi ristrutturato per meglio accogliere gli abitanti. Consentire ancora agli artisti di strada di esprimere la propria arte pervenendo alla realizzazione di un soggetto unico di arte collettiva. E perché no? Vedere approvata la candidatura quale patrimonio dell’umanità dall’UNESCU. Un modo di valorizzare definitivamente il MAAM di Roma.

MAAM Eduardo Kobra
Ritratto di Malala Yousafzai di Eduardo Kobra

Visita al MAAM

Le prime opere si ammirano già sulle pareti esterne del fabbricato. I lavori di Eduardo Kobra raffigurante Malala Yousafzai, di Gonzalo Borondo e di Sten&Lex., Seppure mostrino i segni del tempo, il loro fascino resta immutato. Le avevo già notate in una delle mie scorribande alla ricerca dell’arte urbana a Roma.

Il MAAM si mostra al visitatore ogni sabato a orari prestabiliti. Ciò per tutelare coloro che vivono nel complesso.

Varchiamo il cancello di color turchese; ad accoglierci una tenera figura che dai tratti somatici sembra provenire da un lontano paese africano. Ci invita ad entrare in questo fantastico mondo fornendoci alcune informazioni su cosa è possibile osservare al MAAM.

Subito due opere ci accolgono: quelle di Alice Pasquini e di Mr Piskv. Facciamo una passeggiata esplorativa per il cortile e poi ci addentriamo nell’area coperta.

Percepiamo un forte odore di aglio che ci stordisce i sensi. Proviene dalle cucine della Città Meticcia che lavorano a pieno regime per preparare il pranzo dal sapore etnico che può essere degustato anche dai visitatori.

Ci imbattiamo in tante splendide opere; il numero è impressionante ed è impossibile citarle tutte. Tra le mie preferite ci sono sicuramente i supereroi di Solo (Wonder Woman e Hulk), il ritratto della militante dei diritti civili delle donne egiziane (Sana’a Seif) di Ammar Abo Bakr, “San Giovanni Battista” di Riccardo Beetroot, “mondo n’uovo” di Leo (Leonardo Morichetti) e l’opera di Alladin Hussain Al Baraduni fuggito dallo Yemen per evitare torture e morte.

Visita al MAAM

Entriamo nei locali del mattatoio dove i poveri suini entravano vivi ed uscivano sezionati in ogni loro parte. Percorriamo il camminamento che li portava alla morte. Urla strazianti delle povere bestie mi rimbombano nella testa come se la mattanza fosse ancora in atto.

Sono ancora visibili le attrezzature impiegate nella lavorazione. Sulle pareti le macabre riproduzioni della “Cappella Porcina – eMAAMcipazione” ad opera di Gonzalo Orquín e Pablo Mesa Capella che mostrano maiali appesi privi di vita tornare a vivere.

MAAM Gonzalo Orquín
La cappella porcina – eMAAMcipazione di Gonzalo Orquín e Pablo Mesa Capella

Attraverso una rampa di scale saliamo agli appartamenti. I panni stesi si mescolano alle opere. Una ragazzina dalla pelle olivastra e dai grandi occhi castani mi chiede una gomma da masticare. Se lo avessi saputo mi sarei portato qualche dolcetto appresso. Girovago tra i piani in punta di piedi, mi sembra di disturbare, ma la curiosità di scoprire altre opere prevale.

Infine, saliamo le scale della torre di Metropoliz. Al piano superiore c’è un ambiente dedicato all’apprendimento dei bambini, l’aula del doposcuola impreziosita dallo splendido lavoro di Alice Pasquini. Un’immagine perfetta per concludere la visita del MAAM Museo dell’Altro e dell’Altrove.

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Soffro di dipendenza da viaggio. Amo visitare Paesi lontani, ma anche luoghi del Vecchio Continente e dell’Italico Stivale. Sono appassionato di motociclismo, auto d’epoca, subacquea e affascinato dal mondo custom.

6 Comments

  1. Mi piace tantissimo questa cosa di ripopolare luoghi abbandonati, metterli a posto e trasformarli in musei! Vorrei che ce ne fossero di più. A Parigi ho visto un posto simile, un ex edificio in rovina che è stato rimesso in ordine e abitato da artisti che hanno creato il proprio atelier. Dipinti, quadri, creazioni di ogni tipo… bellissimo!

    Buon Anno Fausto!

    • Buon anno a te Pietro. Abbiamo tante aree abbandonate in Italia che potrebbero risorgere. Oltre ad essere ancora sarebbe un ottimo intervento contro il degrado

  2. Abitavo a Roma sulla Prenestina, e spesso prendevo il 150F verso la periferia. Ho visto il ritratto di Malala Yousafzai mille volte dal bus, e non avevo assolutamente idea di cosa nascondesse quell’edificio! Che gran peccato, spero di poter andare a vedere meglio, quando tornerò a Roma…

    • Capita spesso anche a me di passare per anni davanti a qualcosa che si rivela molto interessante. Da ultimo, mi è capitato di scoprire una strada romana che passa dentro un parco vicino casa. Ci passo due volte al giorno davanti a quel parco. Grazie per la visita Laura 🙏

  3. Assolutamente un luogo da preservare, né demolire né sgomberare! Da noi c’è la ex Cirio, la fabbrica di passata di pomodori, la ricordi come sponsor sulle divise del Napoli? Ora è fatiscente e per un periodo è stata anche deposito di reperti archeologici. Non sarebbe male fare una sorta di gemellaggio con l’ex mattatoio romano! E penso anche ad un utilizzo simile per le Vele di Scampia.
    Comunque che visita surreale, gli ex mattatoi sono luoghi di morte e di dolore, e nonostante il tentativo di ridargli dignità con la street (molte opere sono davvero fantastiche), è proprio come dici tu, sembra sempre di sentire i versi strazianti degli animali morenti. Apro una piccola parentesi: non sono vegetariana, è giusto che la carne faccia parte dell’alimentazione umana, ma con questo non significa che gli animali da carne debbano fare necessariamente una fine atroce. Ce ne cibiamo cavolo, dovremmo tributarne gli onori invece che infliggergli sofferenze inutili. Spesso si vedono in rete le immagini degli operatori de macelli che si comportano proprio come aguzzini. Detto questo, torniamo al luogo. Mi piace il fatto che gli “abitanti” organizzino delle visite guidate accogliendo i visitatori addirittura con il cibo preparato da loro. In altre circostanze visitare posti occupati come questo si rischierebbe anche la pellaccia, ma per fortuna ci pensa sempre l’arte (e anche il cibo) a unire i popoli! Bella visita e bel post 😉

    • Un malcostume che interessa tutto il Paese. Luoghi abbandonati che potrebbero rivivere una nuova vita che restano in balia del tempo. Nonostante gli sforzi per la semplificazione e la sburocratizzazione, le cose non cambiano. La risoluzione di questi problemi viene lasciata all’iniziativa dei singoli e/o di associazioni private che lottano come disperati. L’accoglienza al MAAM è buona, gli abitanti hanno instaurato un buon rapporto con i visitatori e sono consapevoli dell’aiuto che possono ricevere. Nemmeno io sono vegetariano, ma trovarmi in quegli ambienti mi ha impressionato non poco. Vedere la “catena di smontaggio” degli animali mi ha ferito e provoca disgusto e nausea. Eppure da piccolo ho spesso assistito alla macellazione tradizionale del suino, l’antico rito della cultura contadina; era un giorno di festa per tutto il paese, di socializzazione. Ora non riesco a spiaccicare nemmeno un lombrico. Grazie Dany per il tuo commento prezioso (come sempre)

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