Situate a nord del Circolo Polare Artico, le Isole Lofoten rappresentano lo stereotipo del paesaggio nordico ben radicato nell’immaginario collettivo.

Ripide pareti montuose si tuffano nelle gelide acque del Mare della Norvegia. Lingue di mare che si spingono all’interno di vallate. Villaggi di pescatori dalle colorate “rorbu”, le tradizionali abitazioni dipinte di rosso, giallo e verde. Questa è l’essenza delle Isole Lofoten, uno spettacolo grandioso che con il gelo invernale diventa ancora più emozionante.

Dalla nave le Isole Lofoten appaiono come un’unica catena montuosa che emerge dal mare. Nonostante una coltre di candida neve ricopra tutto il paesaggio, il clima è meno rigido di quanto mi aspettassi.

Sbarchiamo a Svolvær da dove ha inizio il nostro viaggio nelle Isole Lofoten a bordo di una poco scattante Toyota Yaris di colore rosso.

Isole Lofoten, il mio viaggio on the road

Dalla Strada Turistica Nazionale E10 una deviazione ci porta ad una curiosa opera d’arte posta di fronte al Mare di Norvegia. Si tratta dellaTesta” dell’artista Markus Raetz posizionata in prossimità di Eggum, un piccolo villaggio che sorge sull’Isola di Vestvågøy. Sembra una scultura come tante altre, ma se la osservi bene girandogli intorno la testa si capovolge magicamente. 

Ci soffermiamo ad ammirare la stazione radar tedesca risalente alla Seconda Guerra Mondiale, la cui struttura ricorda una torre medievale. Il vento soffia forte e la sensazione di freddo causata dall’aria gelida rende frettolosa la nostra visita.

Raggiungiamo la piccola Isola di Sakrisøy che sorge ai piedi di Olstind, una delle montagne più iconiche delle Isole Lofoten. La bellezza scenica del suo paesaggio, colorato dai tradizionali rorbu, è travolgente; sembra di ammirare un dipinto impressionista.

La E10 ci porta ad Hamnøy, sull’Isola di Moskenesøya. È uno dei meravigliosi villaggi di pescatori che caratterizzano l’arcipelago delle Isole Lofoten. Le caratteristiche abitazioni sono costruite per lo più su palafitte anche perché, da queste parti, il divario fra l’alta e la bassa marea può superare i tre metri.

Impagabile la vista di Reine da Reinehalsen. Ciò che gli occhi osservano stazionerà a lungo nella mia mente. Alle spalle dei colorati rorbu svettano alte montagne che delimitano il Reinefjord formando un paesaggio da cartolina. Comprendo perché rappresenti uno dei luoghi più fotografati della Norvegia.

Tentiamo di visitare Nusfjord, il minuscolo villaggio dell’Isola di Flakstadøya, per ben due volte, ma le condizioni meteo e i lavori che ci serrano la strada di accesso non lo consentono.

Raggiungiamo Å, il capolinea della E10. Noto la presenza del Norwegian Fishing Village Museum grazie all’indicazione scritta in italiano! Non è affatto un caso. Infatti, la maggior parte del merluzzo pescato da queste parti è esportato in Italia.

Del merluzzo non si butta via niente

Del maiale non si butta via niente” è tra i detti popolari più famosi legati alla tradizione gastronomica nostrana. Ma non tutti sanno che il vecchio detto contadino ben si associa ad un altro animale: il merluzzo, proprio quel merluzzo che vediamo durante il viaggio nelle Isole Lofoten.

Infatti, del pregiato pesce se ne sfrutta ogni parte! Dalla carne più pregiata si ricavano filetti gustosi. Le viscere vengono invece essiccate per produrne farina. Dal fegato si estrae il prezioso olio di fegato di merluzzo. Le uova vanno a realizzare il “kaviar”, il caviale di merluzzo, peraltro conosciuto all’Ikea. Lo adoro sulle tartine spalmato con formaggio o maionese (spero che non lo venga a scoprire la mia amica nutrizionista). 

E della testa cosa farne? Buttarla via è un vero peccato! Le teste sono vendute in Nigeria; esse rappresentano l’ingrediente principe di una zuppa locale. Ma solo dopo averne private delle lingue protagoniste di diversi piatti sfiziosi (per esempio, infarinate, impanate e fritte nel burro). I norvegesi ne vanno matti e le considerano una vera prelibatezza.

Due i metodi di lavorazione dell’”oro bianco” entrambi risalenti ad antiche tradizioni. 

Il merluzzo sottoposto a salatura prende il nome di baccalà; i pesci privati della testa e legati per la coda a delle strutture in legno sono essiccati al vento e al gelo dei mesi invernali prendono il nome di stoccafisso.

Lofoten Norvegia
Essiccazione del merluzzo – Å

Le Isole Lofoten e l’inattesa bufera di neve

Ma torniamo al nostro viaggio nelle Isole Lofoten e, in particolare, al momento della partenza.

Un’intensa bufera di neve, ghiaccio e grandine coglie di sorpresa noi, ma soprattutto la nostra compagnia aerea che ci avrebbe dovuto far decollare alla volta di Oslo.

Siamo costretti a soggiornare a Svolvær per altri due giorni. Nonostante tutto, il soggiorno forzato si rileva estremamente piacevole; resta solo il malcontento per aver perso l’opportunità di visitare Oslo con la calma che merita la città nordica.

All’improvviso, un raggio di sole si fa largo tra le nubi di un cielo in tempesta. Un raggio che illumina e riscalda tutta la baia di Svolvær mi stupisce per la sua bellezza. È con questa immagine che lasciamo le bellissime Isole Lofoten.

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Soffro di dipendenza da viaggio. Amo visitare Paesi lontani, ma anche luoghi del Vecchio Continente e dell’Italico Stivale. Sono appassionato di motociclismo, auto d’epoca, subacquea e affascinato dal mondo custom.

15 Comments

  1. untrolleyperdue Reply

    Fantastiche Lofoten, me ne sono innamorato guardando le foto di mio padre che le aveva raggiunte in moto, tappa di un on the road verso Capo Nord. Oggi torno a stropicciare gli occhi, guardando i tuoi scatti come sempre magnifici. Sperando prima o poi di vedere questo sperduto, selvaggio e affascinante angolo di mondo.
    Ale

    • Montare in sella e partire per Capo Nord è il sogno di ogni motociclista. Un viaggio vero che rimane saldo nel cuore e nella mente. Chissà se un giorno potrò realizzare questo sogno. Per il momento le ho visitate in comodità e sono state meravigliose… certo in moto 😉

  2. Fausto, è il viaggio della mia vita. Le Lofoten le sogno così e le sogno in inverno. Quanto ad Oslo, chi c’era stato mi aveva detto che era la più brutta delle capitali scandinave ed invece ne ho un bellissimo ricordo. Spero che tu possa viverla con calma al prossimo viaggio

    • Visto la tua passione per il luogo, ti consiglio di visitarle in inverno. La visita di Oslo è solo rimandata; prima o poi sbarcherò in Lapponia 😉

  3. Mi è piaciuto moltissimo questo tuo reportage, l’ho trovato curioso e appassionante. Amo i paesaggi che hai immortalato ma più di tutte l’incredibile foto dei merluzzi appesi. Penso le Lofoten mi piacerebbero proprio da matti, anche per i piatti tipici (perché pure la lingua di merluzzo fritta nel burro non deve essere male…)

    • Grazie Alessia ❤️ L’essiccazione dei merluzzi è stata una sorpresa anche per me; conoscevo questa lavorazione, ma non avevo mai visto nemmeno un’immagine in TV. Le Isole Lofoten mi hanno entusiasmato oltre le mie aspettative. Consigliatissime

  4. Mi sono fiondata qui appena ho visto la notifica! “Travolgente” e ci credo, guarda che paesaggi in foto!
    No no no no Fausto, hai visto troppa grazia, troppa bellezza, io ora invoco la legge del contrappasso… mo’ vado di la e twitto pubblicamente che fai uso di formaggio e maionese e ovviamente taggo la tua nutrizionista 😛
    Ancora complimenti per le foto! 😉

    • No Orsa, ti prego non farlo. Vuoi mandare su tutte le furie la mia nutrizionista? Poi, detto tra noi le tartine sono proprio buone 😛 Non è mai troppo visitare il mondo; luoghi vicini e lontani.Grazie Orsa ❤️

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