Sono passati molti anni dal mio primo viaggio, ma ogni singolo istante di quell’avventura, ogni singola emozione sono ben saldi nella mia memoria.

Perché?” Mi viene da chiedermi. Perché è stata un’impresa grandiosa per l’esperienza che avevo costruito a quell’età. Certo, paragonarla ad esperienze vissute dai giovani di oggi può sembrare fin troppo banale. Ma ti assicuro che all’epoca eravamo visti come dei veri “ganzi” come si dice dalle mie parti.

Come nasce l’idea

Avevo 18 anni appena compiuti. Io ed altri due amici avevamo appena preso il diploma di maturità. Eccitati dal nuovo status raggiunto decidemmo che quell’estate dovevamo fare qualcosa di particolare, di grandioso. Qualcosa che avremmo ricordato per tutta la vita.

Maturammo così l’idea di fare l’interrail. Era una formula da avventurieri offerta dalle FFSS (le Ferrovie dello Stato) – sto parlando di preistoria – e dalle altre ferrovie dei paesi europei. Consentivano di fare una tessera che durava trenta giorni con la quale poter viaggiare su qualsiasi treno e per qualsiasi destinazione europea. In realtà, questa formula ancora esiste, ma con qualche differenza.

Presa la decisione corale, prese avvio la fase organizzativa. Per prima cosa facemmo la tessera dell’A.I.G. – Associazione Italiana Alberghi per la Gioventù che ci avrebbe consentito di accedere al network di ostelli più grande del mondo.

Poi acquistammo zaini capienti e comode scarpe. Comode non tanto visto che si ruppero dopo pochi giorni di cammino; per fortuna avevo portato con me le mie vecchie, ma solide scarpe da ginnastica.

Ci vedemmo più volte per definire una sorta di itinerario. Davanti alla cartina dell’Europa spiegata davanti a noi non ci veniva in mente nulla. Non perché non ci attirassero le mete europee, tutt’altro! Non immaginavamo come poter raggiungere le varie capitali. Così prendemmo una decisione. “Intanto andiamo a Parigi”. Decidemmo così la prima tappa del nostro primo viaggio.

La notizia del nostro primo viaggio si sparse per il paese dove vivevamo, una piccola località ai margini della periferia nord di Livorno. Così, altri due ragazzi si aggiunsero a noi.

Il mio primo viaggio
I fantastici 5

Il mio primo viaggio. Il giorno della partenza

Arrivò il giorno della partenza. Ricordo perfettamente la data: era il tredicesimo giorno del mese di agosto del 1987. All’epoca i soldi erano pochi. Quel viaggio riuscii a finanziarlo con quanto guadagnato con le ripetizioni fatte nel corso dei mesi invernali.

Caricai il mio zaino in modo inverosimile. Nello scomparto inferiore ci misi i pomodori verdi dell’orto di mio padre. Una tecnica che mi consentì di mangiare ottime insalate mano a mano che i pomodori raggiungevano la maturazione. Scatolette di tonno e carne in scatola, ma soprattutto le minestre liofilizzate. Quelle bustine che sciolte nell’acqua calda avevano un sentore di risotti e passati di verdura.

Ricordo anche con piacere il sapore di quei pochi hamburger mangiati al McDonald’s in momenti di sconforto. Hamburger, patatine fritte e free water. Un menu tipico di un ristorante selezionato dalla Guida del Gambero Rosso.

Salimmo sul quel treno. Eravamo euforici. Dal finestrino salutammo i nostri genitori che ci avevano accompagnati alla Stazione di Livorno. Ricordo l’espressione che si dipinse sui loro visi. La ricordo, perché quelle espressioni mi fecero comprendere cosa stessimo per compiere. I loro visi non erano felici né tristi. Piuttosto lasciavano trasparire ciascuno la propria difficoltà di trovare un senso plausibile a tutto questo.

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  • Parigi
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L’inizio dell’avventura

Arrivammo a Parigi. La visitammo in lungo e largo. Il Museo del Louvre, la Tour Eiffel, la Cattedrale di Notre-Dame, l’Arco di Trionfo, la Basilica del Sacro Cuore… persino la Reggia di Versailles con i suoi splendidi giardini. “Ed ora?” ci domandammo.

Stavamo seduti al tavolo di una specie di pub dell’ostello nel quale pernottavamo. Davanti a noi sempre quella mappa dell’Europa. La stavo osservando con attenzione, stavo misurando con lo sguardo le distanze tra le varie città che avevamo in mente di visitare.

Mi è venuta un’idea!” dissi ai miei amici. “Viaggeremo di notte percorrendo lunghe tratte dirette. Risparmieremo così i soldi per il pernottamento e arriveremo nella città di destinazione al primo mattino, in tempo per trovare un ostello con posti liberi per la sera”. Fu l’idea che consentì a me a ai miei amici di iniziare veramente il viaggio, il mio primo viaggio.

Visitammo così Lussemburgo, Monaco di Baviera, Dachau, Bruxelles, Bruges, Vienna, Löbau, Basilea, Amsterdam ed Arnhem. Ricordo ancora la voce dei miei genitori quando telefonavo a casa riferendo l’oro la città dove mi trovavo al momento. Ravvisavo una certa incredulità nel loro tono di voce. Non ho mai capito se erano pienamente consci di quanto stavo combinando.

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Le giornate tipo

Arrivavamo, come detto, alle prime ore del mattino nella meta prescelta. Prendevamo d’assalto i punti di informazione generalmente presenti presso le stazioni ferroviarie e chiedevamo gli indirizzi degli ostelli e le planimetrie delle città.

All’epoca non esistevano gli smartphone con l’APP di Google. Un paio di miei amici erano bravi con la lingua inglese, io me la cavavo con il francese che si rivelò fondamentale per visitare Parigi. Già, nella capitale francese c’era il rifiuto dell’inglese. Se volevi avere informazioni dovevi parlare solo in francese.

Raggiungevamo la nostra dimora e, preso possesso delle nostre stanze, posavamo i pesanti zaini. Poi si partiva alla scoperta del luogo. Il più delle volte seguivamo le cartine, ma spesso giravamo senza una meta precisa, attratti dallo sconosciuto e mossi dal forte senso di scoprire ogni cosa del posto dove stavamo. Non facevamo soste, all’epoca eravamo giovani e pieni di forze.

Fondamentale era l’appuntamento con il pasto. Individuavamo un angoletto poco frequentato, al riparo dai soffocanti raggi del sole. Accendevamo il nostro fornellino da campeggio e via con piatti pronti liofilizzati. Dalle tradizionali zuppe ai risotti. Il loro utilizzo era particolarmente pratico perché era sufficiente aggiungerli nell’acqua in ebollizione, senza aggiunta di altri ingredienti. Quando hai fame risultano buoni anche questi prodotti.

Dopo aver rifocillato lo stomaco, si ripartiva alla scoperta del territorio fino a notte fonda.

Alcuni aneddoti del mio primo viaggio

Capire e farsi capire

Durante il mio primo viaggio non incontrammo alcun problema nel farci comprendere. Incappammo sempre in persone disponibili e gentili, pronte ad aiutarci. Riuscimmo a comprendere persino un controllore che ci spiegò in un perfetto, ma incomprensibile per noi, tedesco il funzionamento della metro di Monaco di Baviera. Il costo del biglietto cambiava in base alle fasce di percorrenza. Una modalità che si rilevò per noi innovativa (a Livorno a stento passavano gli autobus).

Mai fermarsi all’apparenza

Come detto, per risparmiare sul pernottamento decidemmo di viaggiare spesso di notte. Eravamo soliti occupare due scompartimenti. Il lettore più giovane deve sapere che i treni dell’epoca erano divisi in scompartimenti con sei sedili allungabili. La formazione classica era io e Daniele in uno scompartimento e gli altri tre amici in un altro.

Durante uno spostamento allungammo tutti i sedili al fine di comporre un letto comodo, come solitamente facevamo. Ma quella notte non avremmo mai immaginato di dovere lottare con tutte le nostre forze per mantenere il comodo giaciglio. Infatti, non sapevamo che quel treno sarebbe stato utilizzato da molti pendolari in cerca di un posto a sedere. Mi venne così l’idea di fingere struggenti amplessi amorosi. Vedendo quei corpi maschili avvinghiati l’uno all’altro, gli ignari viaggiatori richiudevano immediatamente la porta dello scompartimento, quasi a scusarsi e passavano oltre.

Perchè arrossisci allorchè ti guardo?

All’ufficio informazioni della stazione ferroviaria di Basilea operava una ragazza meravigliosa. Bionda, occhi celesti ed una camicetta aderente che metteva in risalto un seno enorme. Tutti noi eravamo attratti da cotanta abbondanza; d’altro canto, stante la nostra età, l’ormone a palla era più che giustificato.  Per questioni di lingua (come detto il francese era il mio forte), mi avvicinai io al banco. Dopo aver chiesto le informazioni di cui necessitavamo espressi in italiano tutto il mio gradimento per la giovane pulzèlla. Un fisico che invogliava e mi invogliava. L’impatto emotivo che suscitò in me la sua bellezza fu immenso, simile a quello sprigionato da un’opera d’arte. Insomma, mi garbava parecchio! Dal rosso che improvvisamente si accese sul suo volto capii che la bella operatrice comprese perfettamente la mia lingua. Non potevo immaginare che la mia Beatrice comprendesse anche l’Italiano.

Fausto Luciano Pellino
Author

Soffro di dipendenza da viaggio. Amo visitare Paesi lontani, ma anche luoghi del Vecchio Continente e dell’Italico Stivale. Sono appassionato di motociclismo, auto d’epoca, subacquea e affascinato dal mondo custom.

27 Comments

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    Un bellissimo racconto, complimenti! Mi hai riportata in un’epoca in cui si viaggiava senza smartphone, senza google maps e senza traduttore, e ci si doveva arrangiare con le mappe e con la fantasia. Apprezzo la comodità dei viaggi di oggi, ma devo dire che ricordo con nostalgia quei primi viaggi fatti anni fa perché avevano davvero il sapore dell’avventura.
    Al mio compagno è successa una cosa simile in un supermercato irlandese: lui mi ha fatto notare in italiano quanto fosse prosperosa la giovane cassiera, e lei ha fulminato con lo sguardo. Non so se parlasse italiano perché abbiamo buttato i soldi sulla cassa e siamo scappati!

    • Fausto Luciano Pellino

      Grazie Silvia. Questa sensazione di nostalgia affiora spesso nel mio animo ed è sempre presente ogni volta che pianifico un nuovo viaggio. La voglia di visitare un luogo senza avere un programma preciso viene subito repressa dalla realtà odierna che ci impone tempi stretti. Mi sento sollevato nell’apprendere di non essere solo ad aver commesso una simile gaffe; voi donne ci inebriate con la vostra bellezza e ci fate assumere comportamenti inopportuni 🙂

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    Fantastico.
    Davvero una storia bellissima, grazie per avercela raccontata!
    Chissà che emozione, a soli 18 anni, realizzare un’avventura del genere!
    La auguro a tutti i 18enni, anche quelli di oggi!
    Anche io mi chiedevo quale tu fossi tra i 5 della foto 🙂
    Bello averti conosciuto un pochino di più!

    • Fausto Luciano Pellino

      I ragazzi di oggi hanno capacità e disponibilità superiori; forse manca la voglia di scoprire nuove realtà per la disponibilità di informazioni a portata di mano. Con internet si raggiunge tutto e si impara ciò che prima si poteva apprendere solo visitando un paese. Grazie Elena, pensavo di essere stato noioso ed antico 🙂

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    Dopo la maturità un viaggio è quello che ci vuole per iniziare a prendere dimestichezza col mondo e saldare ancora di più il legame coi propri amici. Un viaggio in treno con uno zaino e un itinerario da costruire giorno per giorno non è una cattiva idea nemmeno oggi. E continuo a essere una collezionista seriale di cartine e depliant informativi dei posti che visito.

    • Fausto Luciano Pellino

      La “maturità” è stato un vero e proprio spartiacque, il trapasso da una vita spensierata a quella dei grandi. Quel tipo di viaggio non sono più riuscito ad organizzarlo. Siamo sempre limitati nel tempo a disposizione e dobbiamo concentrare ciò che c’è da vedere in pochi giorni. Ma prima o poi mi prenderò un bel periodo sabbatico 🙂

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        Sono sicura che al ritorno dal periodo sabbatico, ti auguro di cuore di riuscire a realizzarlo, avrai un sacco di cose da raccontare… 🙂

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    Questo articolo mi è piaciuto moltissimo, Fausto, e per tanti motivi. Per l’ironia degli aneddoti, per la dolce malinconia che permea ogni parola, ricordando non solo un tempo lontano, ma anche un modo di viaggiare che, per certi aspetti mi vine da dire purtroppo, non esiste più, per l’aspetto vintage delle foto che personalmente adoro. Mi piace soprattutto il fatto che ci hai permesso di entrare di più nella tua vita, quasi di conoscerti meglio.. ho trovato questo pezzo molto intimo e per questo ti ringrazio. Ma dimmi un po’, dei 5 ragazzi nella prima foto, quale sei tu?

    • Fausto Luciano Pellino

      Grazie Alessia, sono contento che tu abbia apprezzato l’articolo. Raccontare questa esperienza mi ha consentito di ricordare e ripercorrere quell’itinerario che fu per me straordinario. Sarei dovuto partire per un secondo interrail l’anno successivo, ma la Patria mi chiamò e così l’occasione svanì. Io sono quello centrale della prima fila, quello con tanti capelli… incredibile, vero 😉

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    Capisco perfettamente la grandiosità della tua avventura. Anche il mio primo vero viaggio è stato un Interrail. Ero in quarta superiore (non ho avuto la pazienza di aspettare la maturità!) e sono partita con altri tre ragazzi. Non ti dico la disperazione di mamma e papà! Confesso però di non aver avuto la tua geniale idea di portare via i pomodori verdi: per me solo Insalatissime di tonno, Spuntì e carne Simmenthal su pane bianco preconfezionato. Non il massimo, ma l’importante era la libertà!

    • Fausto Luciano Pellino

      Che bello, abbiamo un’esperienza in comune. Credo che per un viaggiatore l’interrail sia una formula da provare, un po’ come per un motociclista percorrere la mitica Route 66. Hai detto bene, il mangiare non era la nostra priorità… ma quanto erano buoni gli hamburger di MD rispetto alle insalate di pomodori 😉

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    Adorabile questa pagina del tuo diario dei viaggio! Che bei tempi, niente Google Maps, niente internet, niente Booking e niente aerei (e chi se li poteva permettere)! Solo tu, l’avventura e la voglia di viaggiare.
    La tecnica dei pomodori verdi è fantastica hahahahah me la segno 😀 Invece il mio livello di francese è Nojo volevam savuar 😛
    Le ricordo bene quelle carrozze con gli scompartimenti, anch’io ci ho passato alcune notti insieme ai cuggggini all’epoca compagni di viaggio. Ma perdonami, come si scusavano e passavano oltre alla vista degli struggenti amplessi (qui sono scoppiata a ridere)? Mi meraviglio come non vi abbiano segnalato alla polizia ferroviaria! 😀 E poi dimmi, cosa mai hai potuto riferire alla prosperosa Beatrice elvetica? 😀

    • Fausto Luciano Pellino

      Ancora mi chiedo come facevamo a viaggiare senza gli aiutini di oggi 🧐 Quella dei pomodori si rivelò una pensata azzeccatissima; una vera tecnica di sopravvivenza che può esserti utile nelle tue avventure 😉 I pendolari si dimostrarono molto comprensibili arrivando persino a scusarsi per la tentata intrusione. La guerra è guerra; noi dovevamo riposare per essere pronti ad affrontare un nuovo giorno. Quello con la Bice elvetica fu un incontro epico, la celestiale creatura che ‘mparadisa la mia mente. A lei rivolsi solo apprezzamenti raffinati, signorili 🤥

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    Simpatico, struggente e divertente questo amarcord completato dalle foto d’epoca (le auto e l’abbigliamento sono indizi inconfutabili). Ma la parte che più mi ha fatto ridere è quella dedicata agli scompartimenti dei treni occupati “abusivamente” attraverso amplessi amorosi! 🤣

    • Fausto Luciano Pellino

      Quella è stata una trovata fantastica. Allungavamo i sei sedili, tiravano fuori i nostri sacchi a pelo, chiudevamo le tendine e buona notte 💤 Un giaciglio comodissimo ed economico 😀

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