E dimmi che non vuoi morire. No, non sto scrivendo un articolo sulla canzone di Patty Pravo cantata al Festival di Saremo nel 1997. Eppure, può ravvisarsi un collegamento con quanto andrò a trattare. Un tema così antico e così moderno. Quello di una donna e della sua sofferenza.

In occasione dell’anniversario della morte del poeta Ovidio, l’Istituto Villa Adriana e Villa d’Este di Tivoli (Roma) presenta la mostra “E dimmi che non vuoi morire: il mito di Niobe”.

La mostra è allestita nello splendido complesso monumentale del Santuario di Ercole Vincitore e si concluderà il prossimo 23 settembre.

E’ grazie all’interessamento di Micaela Angle, curatrice della mostra assieme al direttore dell’Istituto Andrea Bruciati, che riusciamo a partecipare all’iniziativa espositiva. A lei e ad Arianna Ceccarelli che ci ha accompagnato lungo il percorso artistico vanno i nostri ringraziamenti.

Ma i ringraziamenti vanno a tutti coloro che hanno lavorato per la buona riuscita dell’iniziativa. Un lavoro intenso che si può apprezzare e comprendere fino in fondo solo visitando la mostra. La scelta iconografica delle opere d’arte ha richiesto il coinvolgimento di numerose professionalità e dei tanti studiosi e ricercatori dell’Istituto. Ogni opera esposta infatti è il frutto di un preciso impegno creativo volto alla realizzazione di un percorso armonioso e coinvolgente.

E dimmi che non vuoi morire
Ingresso alla mostra

E dimmi che non vuoi morire. Il mito di Niobe

… E i dolci, e i cari suoi figli, e consorte

Vede giacer distesi, e senza luce:

Lo stupor, e ’l dolor l’ange sì forte,

Che più per gli occhi suoi Febo non luce.

Il mito di Niobe è stato largamente trattato nella letteratura greca e latina ed è giunto a noi attraverso diverse versioni. E’ con il poema “Le Metamorfosi” che Ovidio rese ancor più celebre questo mito.

Nella mitologia greca, Niobe è la figlia di Tantalo e la moglie del Re di Tebe Anfione con il quale ha generato quattordici figli, sette femmine e sette maschi. Una madre così fiera della generosa prole e della sua fertilità tanto da schernire la Dea Latona per i soli due figli procreati: Apollo e Artemide.

Ma opporsi ai poteri forti è molto pericoloso anche se a farlo è un rappresentante della regalità! Infatti, la dea offesa dal comportamento di Niobe incaricò i propri figli di vendicare l’affronto ricevuto. Così Apollo uccise a colpi di freccia i sette maschi.

E dimmi che non vuoi morire
Gruppo scultoreo di Niobìdi di Ciampino

L’arroganza di Niobe nello schernire ancora la dea ritenendosi pur sempre superiore alla stessa grazie alle sette figlie superstiti, determinò la morte anche di quest’ultime per mano di Artemide.

La disperata madre, trafitta dal dolore, si trasformò così in pietra fin dentro le viscere.

Le lagrime di marmo ha ne le gote.

Il palato, la lingua, il dente, e ’l mento,

Il core, il sangue, e l’altre parti ignote

Son tutti un marmo…

Trasportata sul Monte Sipilio ove ebbe i natali, iniziò a versare lacrime generando una fonte alimentata dal pianto per i suoi figli morti.

Il tema della mostra

Il mito di Niobe cantato da Ovidio è dunque il tema della mostra di TivoliE dimmi che non vuoi morire“. Il progetto voluto dalla direzione dell’Istituto riunisce opere antiche, ma anche realizzazioni moderne che costituiscono un vero percorso nel tempo delle opere dedicate a questa tragedia.

Si possono quindi ammirare sculture, dipinti, ceramiche, libri, filmati e persino un’opera per pianoforte.

Il percorso espositivo

La mostra è articolata su due livelli. Il piano inferiore è dedicato al dolore di Niobe e alla sua trasformazione in pietra. Mentre nel secondo livello il tema trattato riguarda la strage dei figli di Niobe, episodio centrale del mito.

Piano terra

Con riferimento al dolore di Niobe assumono particolare rilievo i vasi apuli a figure rosse dove Niobe è in parte dipinta di bianco ad indicare la metamorfosi in atto.

Apprezzo in modo particolare anche le due statue di bronzo opera dell’artista lituana, naturalizzata italiana, Antonietta Raphaël.

La prima raffigurante Niobe protesa verso la figlia inginocchiata davanti a lei come per proteggerla con il proprio corpo; la seconda raffigurante il volto di Niobe particolarmente espressivo da sembrare appartenere ad una persona in carne ed ossa.

E dimmi che non vuoi morire
Antonietta Raphaël “Niobe” bronzo 1946

Straordinaria l’opera di Alberto Savinio (pseudonimo dello scrittore, pittore e musicista Andrea De Chirico) che sembra giocare con la mitologia greca rappresentando Niobe in modo ironico secondo  il proprio stile metafisico. Completano la sezione di questo piano dedicata ai fratelli De Chirico l’opera per orchestra scritta da Andrea e alcuni bozzetti di Giorgio dedicati alla realizzazione di costumi teatrali per la Niobe.

E dimmi che non vuoi morire
Alberto Savino “Niobe” tempera su tela 1932

Primo piano

La principale attrazione della mostra è senza dubbio rappresentata dal gruppo scultoreo di Niobìdi scoperto nel 2012 a Ciampino, vicino Roma, ed esposto al pubblico per la prima volta dopo complesse operazioni di restauro.

Le statue esposte abbellivano probabilmente una piscina di una villa di prima età imperiale probabilmente attribuita a Marco Valerio Messalla Corvino, mentre Niobe, della quale è stata ritrovata la sola testa, verosimilmente era posizionata al centro della piscina come per alimentarla con le proprie lacrime.

La particolare composizione acida del terreno ha eroso uno strato consistente della superficie delle statue, ma per fortuna in modo uniforme preservandone così le forme originali. 

Le sculture sono meravigliose ed esprimono in modo straordinario il dolore della morte nelle loro posizioni. La figura che più mi attrae è in posizione sdraiata sorretta da una mano che si vede sul fianco e da un’altra che sorregge il capo.

E dimmi che non vuoi morire
Gruppo scultoreo di Niobìdi di Ciampino

In un’altra sala è esposto il celebre dipinto “Nudo e Albero” di Mario Sironi degli anni ’30 del secolo scorso. La posa drammatica della donna è simile alla forma dell’albero, un albero morto anch’esso.

Di pregiata fattura anche il bassorilievo in marmo che ripercorre la strage dei Niobìdi. Particolare anche il filmato di Vanessa Beecroft girato nella Sala di Niobe delle Gallerie degli Uffizi a Firenze nel quale donne nude coperte da veli riprendono vita dopo essere state delle statue.

Conclude la mostra l’opera di Giulio PaoliniRed Carpet”, una rappresentazione della strage in chiave contemporanea. E’ un’opera disposta sul pavimento che mette in risalto una macchia rossa e due figure di piedi. L’opera raffigurerebbe la perdita di una vita umana a seguito di un tragico evento.

E dimmi che non vuoi morire
Giulio Paolini “Red Carpet”

E dimmi che non vuoi morire: il mito di Niobe – Info:

La mostra “E dimmi che non vuoi morire: il mito di Niobe” è aperta tutti i giorni dalle ore 10:00 alle 19:00. La biglietteria chiude alle ore 18:00.
Biglietto:
Santuario di Ercole Vincitore: biglietto intero ordinario comprensivo del supplemento mostra € 8,00; ridotto € 5,50
Villa Adriana e Santuario di Ercole Vincitore: biglietto integrato di accesso ad entrambi i siti € 15,00; ridotto € 7,50.
Fatte salve le gratuità di legge.
Tel.: +390774330329
E dimmi che non vuoi morire
E dimmi che non vuoi morire. Il mito di Niobe
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Soffro di dipendenza da viaggio. Amo visitare Paesi lontani ma anche luoghi del Vecchio Continente e dell’Italico Stivale. Sono appassionato di motociclismo, auto d’epoca, subacquea e affascinato dal mondo custom.

6 Comments

  1. Interessantissimo una full immersion nel mito che conoscevo! Invece non sapevo delle opere, bellissime! Un bel percorso espositivo veramente anche dal titolo evocativo 😉
    E poi complimenti per la tua esegesi 🙂

    • Devo ammettere che questo evento mi ha coinvolto in modo particolare. Sarà stato per il tema trattato, per l’organizzazione perfetta, per il valore delle opere esposte, per la qualità della visita condotta; tutti ottimi motivi che mi spingono a consigliare questa mostra. Le tue parole Daniela sono uno stimolo per proseguire con esperienze della specie 😘

    • Contemplare un’opera d’arte, sia essa antica che moderna, può regalare forti emozioni. Provo molta gioia e senso di benessere quando mi soffermo davanti ad un dipinto o ad una scultura e ritorno a casa euforico con la voglia di approfondire ciò che ho visto. Grazie per la visita e il commento.

    • Grazie Viki, detto da un’intenditrice come te, lo considero un grande complimento 🙂

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