Il Bel Paese

Bova – La Calabria dei Greci

«Cosa ci fa una locomotiva a vapore nella piazza principale di Bova?». No, non è l’inizio di una barzelletta; non è certo mia intenzione raccontare una storiella comica.

Questa è la domanda che mi sono posto appena sono entrato nel borgo calabro ed ho visto questa macchina di ferro nella piazza principale. Eppure, durante il percorso che mi ha portato su questo splendido promontorio non ho notato né binari né una stazione ferroviaria. E allora?

La locomotiva simbolo dell’emigrazione

La locomotiva a vapore 054 del gruppo 740 delle Ferrovie dello Stato, costruita nel 1911 da Ansaldo Breda, rappresenta il simbolo dell’emigrazione di Bova. Un destino simile a molti paesi del meridione interessati, a partire dal dopoguerra, da un costante spopolamento.

Osservandola bene non riesco ad immaginare come siano riusciti a trasportarla percorrendo la stretta e tortuosa strada che collega Bova alla Costa Jonica.

Locomotiva a vapore 740.054
Locomotiva a vapore 740.054

Bova, capitale del grecanico

Ma la locomotiva non è l’attrazione principe del borgo. Sua caratteristica peculiare è la persistenza della lingua greca. Bova è considerata la capitale della Bovesìa, epicentro della cultura ellenofona in Calabria. Un’area che si trova per lo più nel Parco Nazionale dell’Aspromonte e comprende i paesi di Gallicianò, Condofuri, Roghudi e Roccaforte del Greco. Qui le tracce della cultura greca sono più evidenti.

L’antico idioma greco-calabrese, chiamato localmente grecanico, rivive a Bova nei nomi delle vie e soprattutto nel Museo della Lingua Greco-Calabra dedicato al tedesco Gerhard Rohlfs. Fu lui a scoprire questo particolare dialetto durate la prima guerra mondiale ascoltando le conversazioni di prigionieri italiani provenienti da questo angolo di Calabria. Si rese subito conto che il greco era una lingua ancora viva, tramandata, come più avanti sostenuto, dai tempi della Magna Grecia e non diffusa a seguito della conquista bizantina, come ritenevano altri studiosi.

Cosa vedere a Bova

Bova sorprende per lo stato di conservazione. Inoltre, la posizione sospesa su una rupe, regala sensazionali scorci sull’Aspromonte. I monti declinano verso la costa fino ad immergersi nel Mar Jonio.

Stradine strette e ripide serpeggiano tra splendidi palazzi d’epoca dalle facciate in pietra e mattoni, ma anche tra belle chiese riccamente decorate.

Seguendo il profilo della rupe raggiungo la Cattedrale dedicata a Santa Maria dell’Isodia, costruita sui resti di un’antica chiesa bizantina. È stata più volte ampliata e restaurata anche a seguito dei terremoti succedutisi a Bova nel corso dei secoli. Qui, un tempo, le messe venivano celebrate secondo il rito greco-bizantino e fu tra gli ultimi edifici di culto ad essere conformato alla Chiesa cattolica. Al suo fianco, la bella torre campanaria dove il campanone, detto “campana di marzo”, suonava ogni venerdì di Quaresima a ricordo del periodo di penitenza.

Proseguendo il cammino, raggiungo la “Grotta degli innamorati” dove ammiro un bel panorama sulla Vale dell’Amendolea. Più oltre, i ruderi del Castello Normanno, l’antico forte di età bizantina.

Mi trovo sulla cima del Monte Rotondo ad oltre 800 metri s.l.m. Da qui la vista spazia a 360 gradi sui monti dell’Aspromonte, sulle vallate sottostanti, per finire sul mare difronte all’orizzonte. Uno spettacolo della natura.

Intorno al castello di Bova sono nati alcuni racconti popolari di straordinario interesse. Una delle leggende popolari più conosciute è quella dell’impronta impressa su una roccia tra le rovine del castello. Si narra che appartenga al piede della regina greca che fece costruire il maniero. Quando si fosse trovata una fanciulla con un piede che avesse combaciato con precisione con l’orma, la roccia si sarebbe aperta mostrando alla giovane il tesoro custodito all’interno.

Nato ad Aosta, cresciuto a Livorno, maturato a Roma, adottato dalla Calabria. Blogger per hobby, ho quattro grandi passioni: i viaggi, le motociclette, le immersioni subacquee e i cani di razza boxer. Spesso le combino tra loro come gli ingredienti di un piatto gourmet. Ho viaggiato attraverso cinque continenti Europa, Asia, Africa, America e Oceania cercando (senza riuscirci) di curare la sindrome di wanderlust.

4 Comments

  1. Davvero come dice Simona un posto speciale! Dev’essere fantastico sorseggiare una tazzina di caffè all’ombra di quel colosso, devo dire che è tenuta benissimo e con tanto rispetto per la storia e il simbolo che rappresenta. Interessante anche la leggenda “cenerentolesca” della regina greca, se mai dovessi trovarmi da quelle parti ci faccio un pensierino a “misurarmi” la roccia 😛 Molto affascinante la storia legata alla scoperta del grecanico, è pazzesco che questa sacca di cultura greca sia rimasta intatta per secoli… considerando che la Prima guerra mondiale abbia avuto luogo poco più che cento anni fa.

    • Un monumento un po’ atipico, ma da amante dei treni non posso che apprezzarlo. Quando decidi di fare la prova del piede fammi sapere; non sia mai che la montagna si apra veramente. Ci dividiamo il tesoro 😉 Sono convinto che nemmeno chi lo parlava si rendeva conto delle origini di quel linguaggio

  2. Che luogo speciale mi hai fatto scoprire! Da linguista (o almeno in partenza lo ero) sono affascinata da queste isole linguistiche e la Calabria ne è ricca.
    Quante cose ha da offrire questa regione ai viaggiatori alla ricerca di luoghi speciali e autentici. Mi hai fatto conoscere un nuovo borgo calabro. E poi immagino quella vista a 360 gradi sull’Aspromonte

    • Un patrimonio da salvaguardare. Spero che i giovani riescano a tramandare le tradizioni popolari, ma sarà sempre più difficile. Cerco di apprendere il più possibile da questa Regione che mi affascina molto. La vista è spettacolare; davanti a te non hai ostacoli per chilometri. E alle tue spalle hai l’Aspromonte altra perla calabra

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