Apice Vecchia, 21 Agosto 1962. Pochi attimi sono sufficienti a capire che cosa sta accadendo. La terra trema. Urla strazianti squarciano l’aria di un pomeriggio estivo. “Il terremoto, il terremoto… scappa”. Il sordo brontolio aumenta d’intensità, i mobili barcollano, i lampadari oscillano, le lastre delle finestre vanno in frantumi, ma quasi tutte le persone escono dalle proprie abitazioni incolumi.

Gli abitanti di Apice Vecchia si guardano negli occhi sospesi e smarriti. Lo spavento è certamente forte. La paura costringe la popolazione a rimanere all’aperto, decretandone così la salvezza. Infatti, due ore più tardi due violente scosse agitano il territorio a pochi minuti di distanza l’una dall’altra.

Il terremoto del 21 agosto 1962 fu definito il “Terremoto bianco” poiché le scosse sembrarono non avere avuto la forza di distruggere tutto. In realtà, gli edifici, sebbene non crollati, furono segnati da profonde cicatrici che ne compromisero l’agibilità. Molte, infatti, risultarono le case danneggiate irreparabilmente.

Apice Vecchia, un piccolo borgo non lontano da Benevento, fu uno dei centri più colpiti. Le forti scosse non rasero al suolo l’abitato, ma riattivarono i movimenti franosi della collina su cui poggia il centro abitato determinandone l’evacuazione. Apice Vecchia venne quindi ricostruita in un nuovo sito a poca distanza dall’originario insediamento. Poi, il disastroso terremoto del 1980 ne decretò il definitivo abbandono anche da parte di coloro che opponevano resistenza.

Apice Vecchia ora

Oggi Apice Vecchia è il fantasma di quel che era. Le vecchie abitazioni sono ricoperte dal verde della vegetazione. Le vie di accesso al centro storico sono sbarrate ai visitatori per il timore di crolli.

Il silenzio avvolge il vecchio borgo sospeso nel tempo, fermo al suo passato d’angoscia. Al 1962, a quegli attimi di paura e forte disperazione.

Sbircio nelle case lacerate alla ricerca di un particolare che mi riporti con l’immaginazione a quella che era la vita ad Apice Vecchia. Purtroppo, le transenne mi privano delle emozioni vissute in altre circostanze simili come quelle provate in occasione delle visite ai Paesi fantasma dell’Aspromonte.

Non posso addentrarmi nei vicoli per ricercare le testimonianze del passato, come una foto o un vecchio libro abbandonato. Il rispetto che provo per il luogo mi fa desistere dallo scavalcare gli sbarramenti. Resto così in punta di piedi, ammirando ciò che è possibile osservare.

In alcune case si accede tramite piccoli pontili in legno. I gatti sono gli unici abitanti.

I miei occhi osservano un tesoro. Un tesoro che andrebbe portato alla luce e che potrebbe costituire un forte richiamo valorizzando l’intero territorio.

Idee e progetti per rispolverare Apice Vecchia si susseguono da anni. Progetti che portano a far rivivere il meraviglioso Castello dell’Ettore che domina il borgo di Apice Vecchia. Parzialmente ristrutturato, oggi ospita una collezione di attrezzi della civiltà contadina e di arte contemporanea ed offre l’opportunità di organizzare incontri e congressi.

Prima di lasciare Apice Vecchia, non resisto al richiamo di una splendida Citroën d’epoca che fa bella mostra di sé in una vecchia scuderia del Castello normanno.

Nell’attesa di una completa ristrutturazione, Apice Vecchia riprende vita nella pellicola di Pippo Mezzapesa regista del film “Il bene mio” facendo anche da sfondo al videoclip del brano alternative rap di Antonio Preziosi.

Qualche scatto del Paese fantasma

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Soffro di dipendenza da viaggio. Amo visitare Paesi lontani, ma anche luoghi del Vecchio Continente e dell’Italico Stivale. Sono appassionato di motociclismo, auto d’epoca, subacquea e affascinato dal mondo custom.

17 Comments

  1. Non conoscevo questo posto e la sua storia..è importante non dimenticarli 💪👏

    • Molti sono i borghi del nostro Paese che condividono storie simili. Il tentativo di riappropriarsi di questi luoghi denuncia la volontà di intere comunità di non dimenticare le proprie radici. In fondo, ricordare è semplice, ma a volte è ancora più semplice e pericoloso dimenticare. Grazie per la visita

  2. Da esploratore dei fondali marini a esploratore dei silenzi. Ci stai prendendo gusto con l’Urbex! 😉
    E come darti torto, è come una droga, tanto che quasi mi dispiace che ce ne siano così poche di occasioni di esplorare praticamente un fermo immagine del secolo scorso *__*
    Se da una parte il tempo ci regala queste finestre in cui sbirciare, dall’altro se le riprenderà tra non molto: il rischio di crollo è altissimo ma vuoi mettere l’emozione?
    Per non parlare del gusto di intrufolarsi in proprietà private, di trasalire ad un sussurro o semplicemente al rumore di un ramo spezzato… è proprio questo che tanto affascina dell’Urbex, altrimenti sarebbe come entrare in un tranquillo museo 😉
    Buona domenica Fausto!

    • In effetti c’è un nesso tra citi urbani e relitti marini: il trascorso storico. Sono appassionato di avvenimenti storici che hanno interessato il nostro Paese; visitare questi luoghi vuol dire riviverli, emozionarsi “in diretta”. Negli ultimi anni l’urban exploration viene apprezzata da molti, istituzioni pubbliche comprese. Rappresentano un modo di riqualificare aree abbandonate sottraendole alla loro distruzione, e attrarre altresì nuove forme di finanziamento e turismo. Per non parlare della sensazione di immedesimarsi anche per poco in Indiana Jones; trovarsi davanti ad uno scheletro conservato in un vecchio baule abbandonato, scoprire un passaggio segreto, ritrovare un monile antico 😉 Un abbraccio Dany

  3. Pensa quante cose nascoste ha il nostro Belpaese. Passo di là con la macchina decine e decine di volte e non ne avevo mai sentito parlare. Dovrò rimediare!

  4. Di solito questi luoghi mi emozionano sempre. Emozioni a metà tra la malinconia e lo stupore. In questo caso però mi resta solo un forte senso di vuoto dovuto non a un terremoto ma due. Spero davvero si riesca a trovare il modo di risollevarlo!

    • Rappresenta anche una finestra sul passato dalla quale è possibile osservare lo stile di vita di quei tempi e cogliere con la mente una scena di vita quotidiana. Sono molto attratto dalla storia e questi percorsi mi emozionano sempre. Un caro saluto Simona

  5. Pingback: Apice Vecchia. Il Borgo della Campania sospeso nel tempo - Blogger advisor

    • Un borgo che porta ancora ferite antiche, ma che peccato lasciarlo così!, senza cure, quando con un po’ di interesse concreto potrebbe risorgere e portare il lustro che tutto questo territorio merita. Il lassismo italiano colpisce ancora… Che peccato davvero…
      (ma quella macchina??? 😍😍😍)

      • Sono i fondi che mancano, purtroppo. La volontà di recupero non manca; il castello infatti è stato ristrutturato ed ora è pronto per essere ammirato. Carina quell’auto 🙂

        • Servirebbe uno sponsor… Certo non è facile, di questi tempi poi… Quell’auto è una meraviglia, altro che carina… Ahahahah!!!

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