Il Bel Paese

Aosta e la Valle con la malinconia nel cuore

Sollecitato dall’amore che nutro per Aosta e la Valle, rivelo a Lucia il mio desiderio di tornare insieme ancora una volta nel luogo che mi ha dato i natali e nel quale sono poi tornato per lavoro. Un perenne richiamo. Una voce che risuona ancora forte nella mente che non posso non ascoltare.

Perciò festeggiamo il Natale e l’arrivo del nuovo anno in un modo poco usuale per noi che amiamo goderci le ferie nei periodi meno frequentati. Ma la scelta si rivela altamente positiva per le esperienze vissute che rinvigoriscono il legame con questo angolo italico.

L’itinerario che costruisco mi porta a scoprire splendidi castelli, vallate incontaminate e alcuni suggestivi borghi, ma anche ritrovare quei sapori tipici della tradizione gastronomica valdostana.

La Bassa Valle d’Aosta

Bard e Hône

Bard è la prima base scelta per l’esplorazione del territorio della Bassa Valle. Un piccolo borgo incastrato tra la montagna e la Dora Baltea, il fiume che scorre lungo la Valle d’Aosta. Le case strette le une alle altre sembrano sorgere dalla roccia formando una struttura unica. Una sola stradina attraversa il paese raggiungendo il celebre Forte. Un complesso fortificato fatto edificare da Carlo Alberto di Savoia sulle rovine di un antico maniero. Il Forte di Bard rappresenta oggi un polo culturale ospitando musei e mostre. Dalla sua sommità scopro una mirabile vista che abbraccia tutta la valle fino alle montagne innevate sullo sfondo.

Nella cornice della chiesa parrocchiale di Hône, il borgo che sorge sul lato opposto del fiume, assisto estasiato al concerto di due gruppi canori, il Coro ChantEnvers e la Chorale de Valgrisenche. Brani dedicati al Natale capaci di emozionarmi e farmi vivere appieno l’atmosfera magica natalizia. Uno straordinario repertorio, intenso e toccante che va dall’antico al contemporaneo, dai classici inglesi ai canti popolari francesi.

La festa si conclude con un brindisi inaspettato e molto gradito: vin brulè per tutti che allontana il freddo pungente della notte. Certo, una fetta di Micóoula assaggiata la sera precedente ci sarebbe stata proprio bene. Si tratta di un pane della tradizione locale a base di farina di segale, noci, castagne, fichi e uvetta (a me è piaciuto anche con il lardo di Arnad, eccellenza del territorio).

Attraverso un vallone fitto di castagni non lontano da Arnad. Mi aspetta un sentiero ripido che mi condurrà al suggestivo Santuario di Notre-Dame-des-Neiges di Machaby. Qui il 5 agosto si celebra la festa della Madonna delle Nevi. Pare che questo santuario sia stato edificato nel luogo dove sia stata rinvenuta una statua della Vergine.

La Valtournenche

Ma le emozioni trasmesse dalla Valle d’Aosta sono solo all’inizio. Percorro la strada che risale la Valtournenche sovrastata da nuvole cupe che intristiscono il paesaggio. Salgo sempre più su fino a superarle e inaspettatamente il cielo diventa limpido come un cristallo. Raggiungo Cervinia. Ho ancora negli occhi la grandezza della montagna, l’impeto col quale il vento spazza la cima del monte, la capacità dei raggi del sole di esaltare il manto di candida neve.

E poi il Lago Blu che in questo periodo dell’anno non ha niente del colore che porta nel nome. È completamente ghiacciato, ma lo scenario che si presenta è comunque da cartolina. Sullo sfondo l’imponente piramide del Cervino a dominare su tutto.

Valle del Lys

Salgo a Chemp, un pugno di case abbarbicate sulla riva destra del torrente Lys trasformato in museo a cielo aperto. Ancora una volta l’arte ha il merito di far rinascere un borgo antico sottraendolo all’oblio. Il merito va ad uno scultore di Perloz, un piccolo paese poco distante. Passeggio tra le abitazioni in pietra risalenti alla fine del XIX secolo incontrando magnifiche sculture in legno intagliate dalle abili mani dell’artista valdostano e da alcuni suoi amici. Un direttore d’orchestra, una bimba con l’aquilone, la corsa nei sacchi e tante altre opere. Sculture create in questo luogo magico e che espone anche nella millenaria Fiera di Sant’Orso.

Risalendo la Valle del Lys incontro la Chiesa Parrocchiale di San Giacomo Maggiore a Issime. Mi trovo nel territorio dei Walser, l’antica popolazione di origine germanica migrata dalla vicina Svizzera. La chiesa si distingue per la splendida facciata affrescata raffigurante il Giudizio Universale.

Oltre, mi attende una meta imperdibile della Valle d’Aosta. Tra gli alberi di abeti si fa largo Castel Savoia. Le sue torrette e la cortina di neve che lo circonda gli conferiscono un aspetto fiabesco. Fu la Regina Margherita di Savoia a volere la sua costruzione spinta dalla passione che nutriva per la montagna e, in particolare, per Gressoney-Saint-Jean. Splendida è la vista che da qui domina tutta la vallata fino al ghiacciaio del Lyskamm. Ma lo splendido maniero ha stregato anche la Famiglia Bocelli diventando il set del video “The Greatest Gift“.

La street art in Valle d’Aosta

Anche in Valle d’Aosta ho scoperto la street art!

Nel piccolo villaggio di Érésaz l’artista Debora Diana realizza un murale trasformando una triste cabina elettrica in una splendida opera. Il soggetto che scegle non può che richiamare il territorio. È ritratta una giovane donna intenta a sorvegliare le mucche che pascolano sui verdi prati dei monti valdostani. Indossa i sabot, tradizionali zoccoli di legno delle vallate alpine e, in particolare, della Valle d’Ayas. Mi ricorda molto Heidi, la ragazza delle Alpi.

A Introd scopro un’opera del “compagno” Yuri Romagnoli, in arte юрий (Hopnn) che poi è la traslitterazione dal cirillico del suo vero nome. Lo street artist di Chiaravalle lascia il segno sulle pareti di una scuola. I classici personaggi grotteschi e l’immancabile bicicletta popolano la sua opera così come i richiami al territorio: dalle montagne allo stambecco, dalla mucca al camoscio, al tristemente noto Ponte dei suicidi di Introd. Tutti realizzati con i tre colori (bianco, nero e rosso) abitualmente impiegati dall’artista.

Il centro della regione alpina

Risalgo la Valle con destinazione Aosta, l’altra base scelta per le vacanze. La prima sosta è a Fénis, il castello dei castelli, il castello medievale per eccellenza. È ben visibile al centro della valle. Sembra che sia consapevole della sua inespugnabilità. Non una rupe o un burrone a proteggerlo, solo le proprie possenti mura difensive. Mi aspetto di veder uscire una bella principessa che mi invita a visitare la sua dimora. Ma la voce di un bambino interrompe i miei pensieri e mi riporta alla realtà. Al maniero più bello de la Vallée.

Ma a richiamare la mia attenzione è un’altra principessa della Valle d’Aosta, la straordinaria e gustosa fontina. Un’eccellenza del territorio dal profumo intenso e dal sapore dolce e inimitabile. L’Azienda Agricola Lo Copafen mi apre la porta del suo magazzino di stagionatura. All’interno è conservato un tesoro. Le forme di fontina riposano su scaffalature di legno e attendono la perfetta stagionatura. Lo spettacolo è strepitoso e, al tempo stesso, invitante.

Aosta, il capoluogo

Eccomi finalmente ad Aosta, la città in cui sono nato e dove ho vissuto prima di trasferirmi a Roma. Con grande emozione ripercorro i luoghi del passato che nel frattempo si sono in parte trasformati. Non c’è più il mio barbiere, così come la pasticceria dove ero solito acquistare le famose tegole della Valle d’Aosta. Un biscotto croccante a base di nocciole e mandorle creato nel 1930 e divenuto uno dei simboli della Regione.

Viceversa, ritrovo Papà Marcel, il locale storico di Aosta dall’anima alpina. Questo caratteristico bar veniva preso d’assalto dagli alpini quando regnava la leva obbligatoria. Io l’ho frequentato per degustare il caffè alla valdostana, una fantastica bevanda alcolica a base di caffè, grappa e génépy (altro prodotto simbolo ottenuto dalla macerazione di artemisie alpine nell’alcool). Anche in questa occasione lo gusto assieme a Lucia nella caratteristica coppa dell’amicizia, un recipiente in legno con particolari beccucci. Il caffè va bevuto dai beccucci à la ronde, ovvero a turno, in senso antiorario (c’è chi dice anche orario), in segno di amicizia e complicità.

I Castelli della Valle d’Aosta più belli da visitare

Continuo la mia esperienza valdostana visitando due splendidi castelli: il Castello di Aymavilles e il Castello Reale di Sarre. Il primo è un’elegante dimora circondata da vigne eretta sulla sommità di una collina che domina la valle. Lo caratterizzano le quattro torri angolari.

Più interessante trovo il Castello Reale di Sarre, dimora di re Vittorio Emanuele II durante le sue battute di caccia in Valle d’Aosta. Stupefacenti gli interni, in modo particolare la Galleria e il Salone delle Corna che mostrano un’impressionante collezione di trofei di caccia quali camosci e stambecchi.

Splendidi sono anche i castelli di Saint-Pierre e Sarriod de la Tour a Saint-Pierre, il Castello di Blonay ad Avise e il Castello di Introd dalla forma poligonale, tutti visitati solo dall’esterno.

Ciaspolata in Valle d’Aosta

Tutti sanno che la Valle d’Aosta è un vero e proprio paradiso per gli amanti della montagna e della neve. E allora, non c’è modo migliore di trascorrere l’ultimo giorno dell’anno con una bella ciaspolata.

Raggiungo Rhêmes-Notre-Dame. Indossate le racchette da neve ed impugnati i bastoncini, intraprendo un percorso che mi porterà tra boschi di larici e radure soleggiate. Cinque i chilometri percorsi all’interno del Parco Nazionale del Gran Paradiso, un percorso relativamente semplice.

Cammino sulla neve fresca ammirando gli splendidi paesaggi innevati. Intraprendo un sentiero irto, il cuore mi va in gola. Poi scendo cadendo e scivolando giù per il ripido versante della montagna. Mi ruzzolo nella neve immacolata divertendomi come un bambino. Raggiungo infine il Lago Pellaud, un piccolo specchio d’acqua sovrastato dalla cima di una montagna.

Si conclude così questa emozionate visita. Lascio la Valle d’Aosta con una tenera malinconia dalla quale non riesco a fuggire, nella speranza che il giorno del ritorno arrivi presto.

Nato ad Aosta, cresciuto a Livorno, maturato a Roma, adottato dalla Calabria. Blogger per hobby, ho quattro grandi passioni: i viaggi, le motociclette, le immersioni subacquee e i cani di razza boxer. Spesso le combino tra loro come gli ingredienti di un piatto gourmet. Ho viaggiato attraverso cinque continenti Europa, Asia, Africa, America e Oceania cercando (senza riuscirci) di curare la sindrome di wanderlust.

5 Comments

  1. Cari Fausto e Lucia siamo tornati in Valle d’Aosta con voi! Il nostro Castello preferito? Quello di Fénis!

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