Il Bel Paese

Amendolea – Il borgo antico e il Castello Ruffo

L’antico borgo di Amendolea e il Castello dei Ruffo di Calabria dominano la fiumara dell’Amendolea elevandosi su un gigantesco costone roccioso. L’imponente maestosità del luogo sembra intrecciarsi profondamente con le radici di questa terra.

Mi trovo nel cuore dell’area grecanica, dove il grecanico, la lingua greca di Calabria, cerca di sopravvivere all’oblio e all’avanzare dell’era moderna. Non lontano dai borghi di Gallicianò, Roghudi Vecchio e Bova.

Castello dei Ruffo di Calabria
Castello dei Ruffo di Calabria

Il Castello dei Ruffo di Calabria

Mi incammino lungo la salita stretta e tortuosa che conduce al Castello dei Ruffo di Calabria, conosciuto come Castello Ruffo Amendolea. La sua maestosità mi lascia senza fiato. Una fortezza coinvolta nelle contese di potere tra nobili famiglie locali più volte rimaneggiata nel tempo.

Del castello resistono i robusti muraglioni perimetrali, una torre, un edificio rettangolare adorno di finestre ad arco e quella che un tempo doveva essere una chiesa. Le mura di pietra svelano l’arte e l’abilità degli antichi architetti, mentre i panorami mozzafiato sulla fiumara e sul Mar Jonio incantano i miei occhi.

Castello dei Ruffo di Calabria
Castello dei Ruffo di Calabria

Camminando tra le rovine del Castello Amendolea, mi sento come se fossi stato catapultato indietro nel tempo. Il vento sussurra le storie di vite passate e innesca la mia immaginazione, popolando questi spazi desolati con figure di nobili cavalieri, damigelle e soldati. A quante battaglie avranno assistito queste pietre? A quante vittorie o sconfitte saranno state testimoni?

E questa torre? La sua struttura sembra ancora sfidare le sorti del destino. Immagino sentinelle che scrutano l’orizzonte dall’alto, pronte a segnalare eventuali minacce provenienti dal mare.

La chiesa, sebbene distrutta, emana ancora un’aura di sacralità, complice una croce di fortuna posta nell’abside.

Calabria
Chiesetta

Alla scoperta del borgo fantasma di Amendolea

Mi lascio alle spalle il Castello e raggiungo l’antico borgo di Amendolea, o meglio ciò che resta, osservando con stupore le tenaci piante di capperi e fichi d’india che crescono rigogliose tra le macerie. I ruderi raccontano storie di generazioni che hanno vissuto e lavorato in questa terra.

Mentre esploro l’abitato abbandonato, la mia curiosità mi spinge a cercare risposte ad alcune domande che mi vengono in mente. Cosa è accaduto a questo luogo? Perché è stato abbandonato?

Le cause rimangono costanti, conseguenze dell’impetuosa forza della natura: terremoti e alluvioni. Inizialmente, il terribile terremoto del 1783 colpì la Calabria meridionale, scatenando una serie di scosse che devastarono la regione. A seguito di questo evento, l’intera area fu evacuata, per poi essere nuovamente ripopolata, fino a quando un nuovo disastro colpì la zona. Il violento nubifragio del 1953 determinò infine l’abbandono definitivo del borgo di Amendolea e del suo Castello.

Guadagno l’estremità del borgo, dove una terrazza naturale esalta ulteriormente la magia del luogo. Da qui, si apre davanti ai miei occhi un panorama infinito. Il fiume, ora ridotto a un modesto rigagnolo, scorre tranquillo nella fiumara fino a raggiungere il mare all’orizzonte. Ascolto il suono delle campanelle appese al collo delle capre che brucano placide poco distante. Alle mie spalle intravedo l’abitato di Bova sul quale campeggia la croce bianca.

Amendolea Vecchia
Amendolea Vecchia

La magia dell’area grecanica

Ritorno sui miei passi al calar della sera, mentre la luce dorata del sole si riflette sulle case di Amendolea e sulle mura del Castello illuminandole con tonalità calde e avvolgenti.

Questo luogo è una testimonianza vivente di un passato che ha resistito alle sfide della natura e alle vicissitudini della storia. Rappresenta un patrimonio culturale inestimabile da proteggere, una finestra aperta sul passato che ci offre spunti di memoria da custodire con cura e non dimenticare.

Amendolea Vecchia
Amendolea Vecchia

Nato ad Aosta, cresciuto a Livorno, maturato a Roma, adottato dalla Calabria. Blogger per hobby, ho quattro grandi passioni: i viaggi, le motociclette, le immersioni subacquee e i cani di razza boxer. Spesso le combino tra loro come gli ingredienti di un piatto gourmet. Ho viaggiato attraverso cinque continenti Europa, Asia, Africa, America e Oceania cercando (senza riuscirci) di curare la sindrome di wanderlust.

2 Comments

  1. Qualcuno ha pure improvvisato un crocifisso incrociando due bastoni. E ho pure visto una scalinata bella tosta! Dall’arsura di gran parte della vegetazione immagino che tu l’abbia scalata in piena estate, non ti invidio 😛 Comunque che meraviglia aggirarsi tra questi ruderi che leggo belli datati rispetto ai borghi abbandonati più recentemente. Anch’io leggendoti ho fantasticato sulle sentinelle, chissà se provavano più desiderio per le dame o piuttosto di più per quel mare struggente ammirato solo da lontano!

    • Per giungere al vecchio borgo, si percorre una stradina piuttosto agevole; l’ultimo tratto a piedi presenta una leggera pendenza, ma è comunque praticabile. Durante l’esplorazione di questa zona la scorsa estate, ho scoperto una delle ultime meraviglie del territorio. Sono convinto che le signore residenti in questo antico borgo abbiano catturato l’attenzione dei soldati in servizio tanto quanto lo spettacolo del mare che si profila all’orizzonte 😉

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