Abbazia di Sainte-Marie de Fontfroide, una splendida abbazia cistercense del 1093, che sorge tra i boschi e i vigneti non lontano da Narbonne, la bella città francese.

L’ho visitata nel corso del viaggio in sidecar intrapreso nel Sud della Francia e me ne sono subito innamorato.

Abbazia di Sainte-Marie de Fontfroide: cenni storici

L’Abbazia di Sainte-Marie de Fontfroide visse il periodo di massimo splendore a partire dal 1145. Grazie a numerose donazioni, vennero annessi molti terreni tra Béziers e la Spagna.  Questo periodo di straordinaria espansione permise anche all’abbazia di dare un papa alla cristianità. Jacques Fournier, abate di Fontfroide dal 1311 al 1317, divenne infatti il terzo papa di Avignone con il nome di Benedetto XII.

Tuttavia, con l’arrivo della peste nera nel 1348 che uccise quasi tutta la comunità, l’Abbazia di Sainte-Marie de Fontfroide attraversò un periodo di decadenza fino al crollo definitivo avvenuto con la rivoluzione francese.

Dai primi del Novecento la proprietà passò quindi in mani private e presero avvio importanti opere di ristrutturazione che hanno portato l’Abbazia di Sainte-Marie de Fontfroide allo splendore dei giorni nostri.

Il complesso monastico

L’ingresso al monastero non è putroppo consentito ai cani; squallide gabbie dove incarcerare i fedeli amici a quattro zampe sono presenti all’ingresso dell’Abbazia. A causa di ciò, sono costretto a visitare il sito a turno con Lucia.

Esploro quindi il complesso monastico seguendo l’itinerario suggerito per la visita. Dodici sono gli ambienti che compongono la struttura; di questi cinque le apprezzo in modo particolare.

Il “Refettorio dei conversi”, un’ambiente unico ove risiedevano i frati conversi, quei frati non colti impiegati nei lavori manuali, nella coltivazione dei terreni e nell’allevamento del bestiame. Attività che non potevano essere svolte dai monaci dediti allo studio e alla preghiera. I frati conversi avevano obblighi liturgici blandi, tenuti ad assistere alla messa la domenica e in occasione delle feste religiose;

Il “Cortile del lavoro”, che ospita le botteghe, dove venivano lavorate le materie prime, il forno, la falegnameria e la fucina. Al centro, il prezioso pozzo che forniva di acqua il monastero; un’acqua particolarmente fredda tanto da essere fonte di ispirazione per il nome all’abbazia stessa (infatti fonte fredda);

Il “Chiostro”, il cuore della vita del monastero, luogo di collegamento con le altre strutture del complesso ma anche luogo di meditazione, impreziosito in particolare da colonne in marmo;

La “Chiesa abbaziale”, imponente nella struttura, che conserva delle vetrate colorate di pregiata fattura;

Il “Roseto”, che conta oltre 2.500 piante e 14 varietà di rose.

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Soffro di dipendenza da viaggio. Amo visitare Paesi lontani ma anche luoghi del Vecchio Continente e dell’Italico Stivale. Sono appassionato di motociclismo, auto d’epoca, subacquea e affascinato dal mondo custom.

6 Comments

  1. Mannaggia ancora questa storia? Sai che io avrei potuto anche decidere di andar via di fronte a quel divieto e soprattutto di fronte all’opzione gabbia? 🙁
    Però col senno di poi mi sarei persa questa meraviglia! Non lo so, nel caso sarei stata molto combattuta!
    L’altro ieri in treno la scena era questa: cagnolino e proprietario decentemente seduti in modo composto su entrambi i sedili ed esattamente di fronte una donna senza scarpe con i piedi poggiati sul sedile. Indovina il controllore chi ha bacchettato? 😉

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